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10 dicembre 2021

Loreto



Il Santuario  di Loreto conserva la parte in muratura della 
Casa terrena della Madonna, a Nazareth
È la parte antistante della Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth. 

Il Santuario è sorto nel luogo in cui, secondo l’antica e devota tradizione, la dimora di Maria Vergine vi sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli.

Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici a Nazareth e nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici ed iconografici, si va sempre più confermando l’ipotesi secondo cui le pietre della Santa Casa sono state trasportate a Loreto, su nave, sembrerebbe per iniziativa della nobile famiglia Angeli che regnava sull’Epiro.

Nel maggio del 1291 i crociati persero definitivamente la Terrasanta, nonostante l’estrema difesa dei Templari e c’era il rischio che i musulmani si accanissero su uno dei principali simboli della Cristianità: la Casa dove Maria ebbe l’Annunciazione, la casa dove Gesù trascorse l’infanzia.

Furono proprio i crociati a trasferirla a Tersatto, nell’odierna Croazia, e poi, la notte del 10 dicembre 1294, presso Porto Recanati in una località di lauri, da cui il nome di Loreto.


Nel suo nucleo originario essa è costituita da sole tre pareti perché la parte dove sorge l’altare dava, a Nazareth, sulla bocca della Grotta.
Le sezioni inferiori delle tre pareti originarie, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre per lo più arenarie mentre le sezioni superiori, aggiunte successivamente, non sono autentiche e quindi di minore valore storico e devozionale.


Insieme alle mura della Santa Casa fu rasportata, da Nazareth a Loreto, un’icona dipinta su tavola dal colore bruno tipico delle antiche immagini della Vergine.
All’inizio era quindi venerata non una statua, ma un' antica icona.
Successivamente fu poi sostituita con una statua lignea di abete rosso dipinta ma il fumo delle numerose lampade ad olio, che lungo i secoli arsero nello stretto locale della Santa Casa, diede essa una tinta fortemente scura.


La statua fu poi distrutta nell’incendio del 1921 e venne sostituita da quella attuale, rivestita di un manto detto "dalmatica", che però presenta una tonalità più scura rispetto all’originale.


Il rivestimento marmoreo che custodisce l’umile Casa di Nazareth, è uno dei più grandi capolavori scultorei dell’arte rinascimentale. Voluto dal Papa Giulio II, è stato realizzato da numerosi artisti di quel tempo, su disegno dell’architetto Donato Bramante nel 1509.

Pontefici, santi e personaggi illustri, hanno sostato tra le sue pareti.
É considerata la Lourdes italiana e tanti pellegrinaggi di malati vengono organizzati ogni anno.
Crescono le grazie e i benefici celesti donati a quanti hanno invocato e invocano la mamma celeste con fede.


É a memoria della Traslazione della Casa nazaretana che da quattrocento anni, tra la notte del 9 e il 10 dicembre, sulle colline delle Marche si accendono numerosi fuochi (le fochere), che vogliono rappresentare la fede e la devozione verso la Madonna e l’invito, affinché sosti in tutte le case, a portare speranza e amore.

Santuario è sorto nel luogo in cui, secondo l’antica e devota tradizione, la dimora di Maria Vergine vi sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli. È per questo che la Madonna di Loreto è venerata come patrona degli aviatori.


Dall'ingresso laterale sinisto della Basilica si accede alla "Sala del Tesorodetta anche "Sala del Pomarancio" perché gli affreschi sono di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, eseguiti tra il 1605 e il 1610.
Il soffitto completamente affrescato con intarsi dorati, la luce del giorno dalle finestre laterali, e le luci soffuse, la sera, creano un'atmosfera unica.
Sono affreschi straordinari, unici, coloratissimi che rappresentano episodi di vita della Vergine Maria.

La sala è alta m 11,80, larga m 14 e lunga m 24. 
Fu costruita, e portata a termine nel 1603, dagli architetti Muzio Oddi, Giambattista Cavagna e Ventura Venturi.

Voluta da Clemente VIII per raccogliervi gli ex-voto provenienti dalle famiglie principesche e dalle corti reali di tutta Europa, nonché, nel corso degli anni, da numerosissimi fedeli.
Nelle teche alle pareti è possibile ammirare i doni, ex-voto, numerosissimi e tutti preziosi per ciò che rappresentano quali gesto di fede e ringraziamento.

Al giorno d'oggi la Sala viene utilizzata prevalentemente per Matrimoni e Riti Privati, ma è anche meta di turisti che rimangono sbalorditi dal ricco soffitto.




8 dicembre 2021

L'Immacolata Concezione

"L'Immacolata Concezione"
di Giambattista Tiepolo
1768
Museo del Prado
Madrid


L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX,  l'8 dicembre 1854.
Sancisce l'asssenza del peccato originale sulla Vergine Maria fin dal suo concepimento.


Per la Chiesa cattolica ogni uomo nasce con il peccato originale ma solo Maria ne fu esente in quanto futura Madre di Cristo.

Come avrebbe potuto il Figlio di Dio fattosi uomo, il Messia, essere accolto in un grembo indegno, imperfetto e impuro?


6 dicembre 2021

Santa Claus


Il mito di Santa Claus, o di Babbo Natale comincia con la vita e le opere di San Nicola.
Nato a Patara intorno al 270 dopo Cristo, fu vescovo di Myra in Licia (oggi Demre, città della Turchia).


Tra miracoli e leggende è uno dei santi più amati e venerati in tutto il mondo.
Si festeggia il 6 dicembre, giorno della sua morte avvenuta a Myra, presumibilmente nell'anno 343 e le sue reliquie, sono conservate in parte a Bari, a Dublino in Irlanda e a Venezia.


Si racconta che il santo Vescovo fu molto caritatevole.
Un episodio, sempre ricordato, è quello in cui regalò una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi, oltre ad altri fatti dove dimostrò l'essere personaggio generoso "portadoni" e protettore dei bambini, soprattutto dei più poveri.



Si diffuse così nel Medioevo, in Europa, l’uso di commemorare l'eposodio con lo scambio di doni, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre.
L'usanza è ancora in auge nei Paesi Bassi, in Germania, in Austria e in Italia.
Tali celebrazioni hanno così dato origine al mito ed al nome di Santa Claus, nelle sue diverse varianti


È il Santa Claus dei paesi anglosassoni, il NiKolaus della Germania e più tardi il nostro Babbo Natale, colui che a Natale porta i doni.
Tra tradizioni e leggende, ogni popolo li ha fatti propri, dove però le caratteristiche fondamentali, restano l'immensa bontà, il grande amore verso i bambini, il difensore amorevole dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie.


Il primo Santa Claus della storia era vestito di verde e indossava una pelliccia.
Poi fu rappresentato come un omone dall'aspetto buono con panciotta, capelli e barba bianca e un sacco pieno di regali per i bambini, dalla poesia attribuita a Clement Clarke Moore in America.


La classica divisa rossa ha invece origine nel 1885, a Boston, dal tipografo Louis Prang quando lo ideó per rappresentarlo in alcune cartoline di Natale.
Più tardi, nel dicembre 1931, l'illustratore Haddon Sundblom creò per la pubblicità della Coca-Cola il Babbo Natale come quello che conosciamo.

È davvero un personaggio unico, sia esso Santa Claus o Babbo Natale, amato da grandi e piccini. 
Ma come si può non credere e non volere bene a Babbo Natale? 
Come non portarlo nel cuore, ricordando le letterine, l'attesa, il mistero, la promessa di essere buoni per ricevere "quei regali" carichi di desiderio, sogno e magia? 
Pensando a Babbo Natale si torna un po' bambini...




4 dicembre 2021

"A volte, solo a volte..."

Dipinto di Pompeo Mariani

A volte, solo a volte,
ritirarsi non è arrendersi,
cambiare non è ipocrisia,
disfare non è distruggere.
Essere soli non è allontanarsi,
e il silenzio non è 
non avere niente da dire.
Restare fermi non è pigrizia,
né vigliaccheria, è sopravvivere.
Immergersi non è annegare,
retrocedere non è fuggire.
A volte, solo a volte,
occorre allontanarsi per vedere,
abbandonarsi,
 lasciare che scorra,
che il vento cambi,
chiudere gli occhi e tacere.
A volte bisogna ascoltarsi.

Maria Guadalupe Munguia Tiscareño 


1 dicembre 2021

Il lupo


Il lupo ha un fascino che mi attrae. 
È stupenda la sua fisicità, quell'espressione di fierezza e di forza, il suo concetto di libertà, pur rispettando il proprio ruolo,  il branco stesso e l'ambiente che lo circonda. È il suo essere selvaggio, intelligente, indipendente. È il suo essere libero a suo modo ma molto legato al clan, protettivo nei confronti del suo gruppo ed affettuoso con i propri  cuccioli.


Questo straordinario animale selvatico è dotato di elevatissime capacitá di comportamento e notevole spirito sociale: nel branco, vi è una logica nella rigida gerarchia.


Al vertice c’è un maschio e una femmina dominanti "alfa".
Gli altri lupi del branco sono classificati con le lettere dell’alfabeto greco a seconda del loro rapporto di subalternità (beta, gamma, delta…).

La gerarchia si differenzia anche in base al sesso, pertanto ne esiste una tra i maschi e una tra le femmine. A parità di “grado”, la femmina è sempre in secondo piano rispetto al maschio.

I cuccioli sono esclusi dalla scala gerarchica fino al raggiungimento della maturità sessuale.


Com’è intuibile, la coppia "alfa" ha la leadership del branco, essa è dominante su tutti gli altri lupi ed evidenzia tale supremazia con specifici atteggiamenti e posture (andamento fiero con coda ed orecchie erette).

Tutte le attività primarie del branco sono decise dalla coppia alfa (caccia, difesa del territorio, spostamenti e riposo).
Quando si spostano, i lupi seguono un preciso ordine.
Ordine che viene mantenuto attraverso tutta una serie di comportamenti che limitano eventuali aggressioni volte a sovvertire l’ordine sociale nel gruppo. 


La gerarchia stabilisce quale deve essere la coppia riproduttiva, determina anche con quale ordine possono accostarsi al cibo, infatti il lupo dominante mangia prima degli altri; decide come e quando spostarsi per procurarsi il cibo o mettersi in sicurezza; dorme in posizione più alta rispetto agli altri per avere la migliore posizione di controllo; sta sempre in testa al gruppo; si accoppia mentre gli altri non lo fanno.

Quest’ultimo punto è di basilare importanza, in quanto si rileva un fondamentale meccanismo di regolazione delle dimensioni del branco.

L’estro delle femmine di lupo avviene una sola volta all’anno e la cucciolata è composta da 5-6 cuccioli.

Malgrado sia solo la femmina alfa a procreare, tutte le femmine del branco partecipano attivamente all’allevamento dei piccoli.


La gerarchia all’interno del branco non è statica, ma è soggetta a cambiamenti, nel tempo può avvenire che si alternino diversi lupi alfa al comando.
I cambiamenti nella scala gerarchica sono decretati attraverso comportamenti agonistici ritualizzati e combattimenti, che tuttavia non risultano quasi mai mortali.

La caccia viene effettuata in gruppo ed è sempre il lupo dominante il primo a cacciare i lupi invasori proteggendo il proprio branco.

Il branco medio è composto da una famiglia di 5-11 elementi (1-2 adulti, 3-6 adolescenti e 1-3 cuccioli), o a volte due o tre di tali famiglie. Dopo la maturità sessuale i lupi cresciuti tendono a lasciare il branco, soprattutto quando aumenta la concorrenza con gli altri adulti per il cibo.

Un nuovo branco di solito viene fondato da un maschio e una femmina non imparentati che viaggiano insieme alla ricerca d'una zona libera da altri branchi.


I lupi non amano spostarsi, lo fanno  solo nei casi in cui sopraggiungano severe carestie. Difendono i loro territori attraverso il rilascio di diverse tracce odorifere (feromoni, urina, feci...), di ululati e attacchi diretti. Sono infatti le lotte territoriali le principali cause di mortalità.

Il lupo grigio è generalmente monogamo, con coppie che rimangono insieme per tutta la vita. Trova un nuovo compagno solo se l'altro muore.


Il branco garantisce ai membri che ne fanno parte protezione e tutela. Ad esempio i lupi feriti durante una battuta di caccia, a meno che siano spacciati, non vengono abbandonati ma riportati all’interno del branco e accuditi.

Il lupo alfa tende ad intervenire il meno possibile nelle attività interne al proprio branco (in genere interviene solo quando viene messo in pericolo il branco stesso).
L’appartenenza di un lupo ad un branco è fondamentale. Chi resta da solo il più delle volte è destinato a fare una brutta fine, anche se raramente, avviene che alcuni lupi “solitari” vengano accettati all’interno di un branco.
Quando accade, entrano occupando, almeno inizialmente, l’ultimo gradino della scala gerarchica, quello dei lupi “omega”.


L'alimentazione del lupo dipende molto dall'habitat in cui si trova essendo animali caratterizzati da un ottimo spirito di adattamento. I lupi solitari sono obbligati a scegliere prede più piccole e, se hanno molta fame, mangiano anche frutti e piante.

Il lupo caccia di preferenza cervi, caprioli, camosci, alci, cinghiali, capre, pecore, agnelli, maiali... e anche altri piccoli mammiferi, uccelli, rettili...  Caccia prede vive e spesso ciò che può essere predato con maggiore facilità, come esemplari deboli o malati.

È dotato di un olfatto molto potente e grazie all'olfatto e alla potente vista notturna è in grado di cacciare di notte senza problemi.

Un lupo affamato, può arrivare a mangiare 10 chili di carne in una volta sola ma, in caso di necessità, può restare vari giorni senza mangiare.

Il lupo non attacca l'uomo, anzi, grazie ai suoi sensi assai sviluppati ne percepisce la presenza  ben prima che lui possa farlo, e tende quindi ad allontanarsi furtivamente. 

Dopo aver corso il rischio di estinzione, dal 1971 il lupo gode di una stringente protezione nel nostro Paese. È inserito nella lista delle specie "particolarmente protette" presente all’art.2 della legge n.157 del 11 febbraio 1992.

L'uccisione di un lupo (bracconaggio...) viene punita con l'arresto o pesanti ammende. A livello comunitario, oltre alla Convenzione di Berna, anche la Direttiva comunitaria Habitat 43 del 1992 prevede la protezione del lupo e del suo habitat.
Molte sono le norme per gestione, autorizzazioni ed obblighi anche a livello provinciale e regionale.




30 novembre 2021

Non parliamo


 Io e te
non parliamo.
Parole 
dopo parole
tante.
Ma non parliamo
lo stesso linguaggio. 
Io lontana 
anni luce 
da quello che pensi 
e che dici.
Non comprendo 
i tuoi pensieri. 
Tu egocentrico 
superficiale
del mondo.
Ingabbiato 
in un sistema 
impuro
fasullo 
fugace. 
Io profonda
onesta 
concreta.
Libera
da ogni giogo.

 🥀

29 novembre 2021

Lacrime


Una lacrima
vale quanto una parola.
Viene giù da sé
e parte dal cuore.
Tante lacrime
valgono mille parole.
Vengono giù da sé 
e partono dall'animo.
Quante lacrime
cicatrizzano
cuore e animo.
Ma tu
non comprendi.

💧


26 novembre 2021

Se potessi


Se potessi salverei 
questo mondo. 
Porterei via 
gli uomini malvagi 
le ingiustizie 
le sofferenze 
e le guerre. 
Lascerei il sole 
la luna e le stelle 
il rosso di albe 
e tramonti
il cinguettio 
degli uccelli 
il profumo dei fiori 
l'azzurro del cielo 
e del mare. 
Regalerei sorrisi 
cuori colmi d'amore
ed anime candide e pure.

🌼


22 novembre 2021

"Il trucco dell'aperitivo" di Gio Evan


Mio padre mi diceva che
per far felice una donna 
non ci vuole molto,
ma ci vuole molto.
Cioè, si spiegava meglio,
non ci vuole molto impegno,
ma ci vuole molta passione.
Non ci vogliono molti soldi,
ma ci vuole molta creatività.
Per vedere se
la donna che hai accanto sta bene,
tu portala a passeggiare, mi diceva.
Portala nei vicoli della città,
portala a guardare le cose piccole,
come le vecchiette che
annaffiano dai balconi.
Che poi le passeggiate aiutano pure
ad innamorarsi di più, mi diceva.
Perché quando si cammina
i pensieri stupidi scorrono via,
e rimane solo il presente,
la bellezza del giorno, voi due.
Poi, portala a fare un aperitivo, 
mi diceva;
quella sarà la prova del nove.
Fate un bell'aperitivo insieme,
riposatevi dalla passeggiata,
bevete e mangiate, ridete,
diamine falla ridere.
E se dopo l'aperitivo ti dice:
"io ho ancora fame, andiamo a cena?"
allora significa che quella persona
sta davvero bene con te.
È felice, mi diceva,
perché una donna quando sta bene
ha sempre fame.



19 novembre 2021

"Quando i genitori invecchiano" di Pablo Neruda


Lasciali invecchiare con lo stesso amore con cui ti hanno fatto crescere...
Lasciali parlare e raccontare ripetutamente storie con la stessa pazienza e interesse con cui hanno ascoltato le tue quando eri bambino... 
Lasciali vincere, come tante volte loro ti hanno lasciato vincere...
Lasciali godere dei loro amici, delle chiacchiere con i loro nipoti...
Lasciali godere vivendo tra gli oggetti che li hanno accompagnati per molto tempo, perché soffrono sentendo che gli strappi pezzi della loro vita...
Lasciali sbagliare, come tante volte ti sei sbagliato tu...
Lasciali vivere e cerca di renderli felici l'ultimo tratto del cammino che gli manca da percorrere, allo stesso modo in cui loro ti hanno dato la loro mano quando iniziavi il tuo.


16 novembre 2021

L’amore è l’unico tesoro


"L’amore è l’unico tesoro 
che potete accumulare 
in questo mondo 
e portare con voi nell’altro. 
Tutta la gloria, il lavoro, 
le fortune, i tesori e i successi 
che credete di aver posseduto 
in questo mondo, 
resteranno in questo mondo."

San Charbel Makhluf


14 novembre 2021

"Il gatto e l'uccello" di Jacques Prévert


Un villaggio ascolta desolato 
il canto d'un uccello ferito.
È l'unico uccello del villaggio
e l'unico gatto del villaggio
l’ha divorato a metà;
l’uccello smette di cantare
il gatto smette di far le fusa 
e di leccarsi il muso.
E il villaggio fa all’uccello 
un meravigioso funerale
e il gatto che è invitato
segue la piccola bara di paglia 
ove l’uccello morto è disteso
portato da una ragazzina 
che non smette di piangere.
"Se avessi saputo 
di farti tanto male"
le dice il gatto
"l’avrei mangiato tutto intero
e dopo ti avrei raccontato 
di averlo visto volar via 
volare fino in capo al mondo 
là dov'è talmente lontano 
che mai nessuno ne torna.
Avresti provato meno dolore
solo tristezza e rimpianti.
Non si devono mai 
fare le cose a metà."