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1 dicembre 2020

Simboli e tradizioni del Natale

Gesu bambino nel Presepe
In questo Natale 2020, anche se per il covid-19 ci saranno restrizioni e regole per evitare una nuova ondata di contagi, nelle nostre case resteranno comunque quei simboli che lo hanno caratterizzato negli ultimi decenni.

Certamente si è vissuto perdendo di vista il valore sacro-simbolico di tale periodo, perché tante sono state le sollecitazioni verso l’aspetto di puro consumismo.
Non si può negare che addobbi, luci e quant’altro, siano stati ogni anno più strabilianti ed accattivanti, dove colori, fogge e materiali si alternavano, per stupire, ammaliare e far sognare ma dove, purtroppo, spesso il futile esasperato, ha rovinato “l’essenza” di questa tradizione. 
Oggi siamo costretti a ridimensionarci e, forse, non è un male toccare con mano cosa non sia importante e cosa sia davvero "l'essenziale"; cosa e chi ricordare e festeggiare:  la nascita di Gesù.
La cosa più spiacevole di questo Natale 2020, al di là di cenoni, viaggi, festeggiamenti e baldoria... è il non poter ricongiungersi con i propri cari sia per le nuove disposizioni, sia perché molte sono le persone in quarantena o in ospedale o in istituti per  anziani.
È una tristezza infinita.


Vogliamo comunque che il Natale resti e meriti di essere la festa più sentita ed importante dell’anno.

La festività cristiana ha origini antichissime ed è l'allestimento del presepe l'usanza più diffusa nelle case italiane e nei paesi cattolici del mondo.
Il Natale Cristiano si mescola però con le tradizioni pagane e popolari.
Questa unione di usanze si può estendere anche all’addobbo dell’albero di Natale, dove le prime testimonianze di alberi decorati sono state ritrovate in città tedesche intorno al 1500.


Usanze delle popolazioni celtiche del nord Europa, quindi, che in occasione della festa del solstizio d’inverno (giorno più corto dell’anno) festeggiavano, adornando di ghirlande un abete, per propiziare l’avvenire, per celebrare la vittoria della luce solare sulle lunghe notti invernali e la rinascita della natura con la primavera.


L’abete simboleggiava il punto d’unione tra gli dei e l’uomo, tra il cielo e la terra; l’abete sempreverde e le conifere erano considerati simbolo di vita. La fede cristiana si è sostituita a queste usanze, attribuendo all’albero di Natale il significato simbolico della croce. Gli addobbi, nel corso degli anni, non partono soltanto dall’era del consumismo, in quanto densi di simboli e significati.

L’abete sempreverde rappresenta speranza di rinascita, le candele la nuova luce che illumina il mondo dopo il solstizio, le palline e le tante decorazioni, per lo più dorate o argentate, dovrebbero propiziare la ricchezza ed il benessere materiale. E non possono mancare campane e campanelle per annunciare festa, gioia e gloria.


Questa usanza, con l’avvento del Cristianesimo, è diventata il simbolo del Natale, dove lilluminazione dell’albero significa l’illuminazione di Cristo sull’umanità, mentre i doni e le decorazioni simboleggiano la Sua generosità verso l’umanità, ma anche i doni che gli uomini fanno al Bambino Gesù.

La ghirlanda, o corona dell’avvento, ottenuta dall’intreccio circolare di rami sempreverdi, foglie di alloro o rametti di abete (il colore verde simboleggia la speranza, la vita che non finisce), con quattro ceri, può essere appoggiata su un ripiano o appesa al lampadario.


Nel XVI secolo si diffuse tra i cristiani, divenendo un simbolo del periodo che precede il Natale; il cerchio è, fin dall’antichità, un segno di eternità e unità; indica il sole e il suo ciclo annuale senza mai esaurirsi; la corona è inoltre segno di regalità e vittoria, ma vuole indicare anche l’eternità di Dio: cerchio, che non ha inizio e non ha fine, l’immortalità dell’anima e la vita eterna, così come i sempreverdi.
Durante il Tempo dell’Avvento (quattro settimane) ogni domenica, con tutta la famiglia riunita, si accende un cero ed è il più piccolo della famiglia a farlo perché è una tradizione nata per preparare i bambini al Natale.
Ogni cero ha un suo significato: il primo cero dei profeti, il secondo di Betlemme, il terzo quello dei pastori ed il quarto quello degli angeli. Naturalmente l’accensione di ogni cero è accompagnata da un momento di preghiera.


È tradizione, molto comune e apprezzata, apprendere una ghirlanda alla porta d'ingresso per buon auspicio e per dare il benvenuto agli ospiti. Nel periodo natalizio si veste di pigne, agrifoglio, pungitopo, nastri e vari ornamenti.


Nella notte di Natale si accendeva nel caminetto un grosso ceppo.
Il ceppo, di quercia o di ulivo secondo le diverse tradizioni, doveva bruciare fino a Capodanno; per i cristiani, doveva rendere caldo e confortevole l’ambiente in segno di ospitalità per accogliere la venuta del Figlio di Dio. Tradizione molto diffusa, soprattutto in passato, aveva un significato simbolico perché si bruciava il passato e, interpretando il modo di ardere del legno, si potevano cogliere i presagi sul futuro; a volte le ceneri venivano sparse sui campi per garantire buoni raccolti.


In molti paesi il ciocco ha lasciato il posto alla candela di Natale, simbolo di luce e di pace che deve bruciare fino a quando non è interamente consumata.


È a questa antica tradizione che risale l’utilizzo di luci decorative nelle case e nelle strade nel periodo delle feste natalizie, così come l’usanza di confezionare dolci natalizi di cioccolata a forma di tronco d’albero, che non possono mancare sulla tavola di Natale, accanto a panettone, torrone ed altri dolci tradizionali regionali.





Lo scambio dei doni, a Natale, risale agli antichi romani. In occasione dell’anno nuovo al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna. Questo rito augurale si diffuse tra la popolazione, con rami di ulivo, fico, alloro che più tardi furono sostituiti da regali vari, le cosiddette “strenne”.


Ogni paese e cultura ha poi le sue leggende su Babbo Natale. A noi piace vestito di rosso, con il pancione e la barba bianca, su una slitta trainata da renne, che distribuisce doni ai bimbi, la notte del 24 dicembre, calandosi dal comignolo... e per bambini ed adulti, è simbolo di generosità e dolcezza.
Il rosso, regale e simbolo dell'amore, è il colore per eccellenza e molto amato per rappresentare il Natale insieme al bianco, simbolo di spiritualità e purezza.


L’agrifoglio, il pungitopo e il vischio sono usati nelle ghirlande, sulle tavole per augurare fortuna. Le bacche rosse dell’agrifoglio sono il simbolo natalizio di buon auspicio, di abbondanza e fecondità.
Il vischio, crescendo in alto sugli alberi e l’essere senza radici ha molto suggestionato gli antichi come dono magico della natura. Regalarlo è di buon augurio ed appenderlo sulla porta di casa, dona pace e serenità.



La Stella di Natale, proveniente dal Messico, entra nelle case nel periodo natalizio grazie al colore rosso vivo delle foglie, per creare la giusta atmosfera: “rosso” colore per eccellenza del Natale. 





26 novembre 2020

Ogni istante


 Ti vedrò tra la folla
fra le strade
in ogni vetrina
e nel parco 
su quella panchina. 
Ti sentirò 
con il rumore del mare
con la pioggia che cade
e nel buio in silenzio.  
Ti annuserò
dal profumo di un fiore
dal dolce appena sfornato
e dal caffè del mattino.
Ti abbraccerò
indossando il tuo maglione
e stringendo un cuscino. 
Ti bacerò
usando il rossetto
sulle tue foto
e su tutti gli specchi.
Ti avrò 
così ogni istante. 
Con il sole la pioggia
la luna e le stelle. 


💝





21 novembre 2020

"Poi la porta si spalancò..." di Charles Bukowski


Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna.
Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili.
La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile.
Cioè, guardi e non ci puoi credere.
Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza.
E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria.
Troppo di tutto, accidenti.

dal libro "Pulp"



12 novembre 2020

Gorjuss


Gorjuss è una linea del brand SANTORO nata a Londra, a partire dal 2010, in una piccola bottega della famosissima Carnaby Street.

La linea GORJUSS è ideata e disegnata da Suzanne Woolcoott, di Glasgow (Scozia), nata nel 1977. L'artista, nelle sue illustrazioni, ha dato vita ad una bambina dolcissima dai lunghi capelli neri con frangia, perlopiù con calzettoni a righe, abiti semplici e colorati, quasi d'altri tempi.

Gorjuss sembra essere una bambina un po' triste e indifesa ma è fuor di dubbio essere di una tenerezza unica! Sul volto ha solo due piccoli occhi dalla forma allungata in verticale, gote rosate... e... senza bocca. Questo perché Suzanne è muta.

La bambina, protagonista delle sue illustrazioni, è l'autoritratto dell'artista stessa. Grande è la sua capacità di comunicare emozioni anche senza particolari espressioni del viso.

Sono poi altri elementi ad arricchire e dare risalto alle immagini: animali, fiori, cuori, giocattoli... I colori, dalle splendide tonalità e sapientemente abbinati, le rendono ancora più accattivanti.

Da queste illustrazioni sono poi nate, con l'azienda Santoro, le bambole, il vestiario, gli accessori, tante borse, zainetti, astucci, tazze e vari gadget. Un trademark di Santoro, ormai famoso in tutto il mondo, Gorjuss, davvero molto amata dalle bambine.


3 novembre 2020

A brandelli


Cade a brandelli
la mia pelle
e il mio cuore
scalfiti
da pianti
e tormenti. 
In un girovagare
eterno e
insensato
in cerca
di pace.

💔


29 ottobre 2020

L'asino e il pozzo


Rubo dal web questa piacevole storiella da cui trarre insegnamento.
Il povero asino, sempre bistrattato e relegato ad essere solo animale da soma, qui ha modo di riscattarsi.
Dopo un primo momento di sconforto, si dimostra molto perspicace e approfitta per trarne vantaggio, su quanto sta accadendo.
Pazientemente subisce palate di terra perché sa che si rivelerà un modo per non soccombere e riavere la libertà.

"C'era una volta un asino di un contadino. Un giorno l'asino cadde in un pozzo. Il povero animale pianse ininterrottamente per ore. Il contadino affranto dai lamenti dell'asino voleva tirarlo fuori. Ma dopo inutili sforzi e tentativi, pensò di lasciar perdere: l'animale era vecchio e il pozzo secco. Decise quindi di lasciare l'asino sottoterra e di chiudere il pozzo ormai privo di acqua. Chiese così aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo.
Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo, capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile.
Ma all'improvviso smise di piangere, suscitando lo stupore di tutti. Passarono le ore, le zolle di terra venivano buttate velocemente fin quasi a ricoprire il pozzo interamente.
Finalmente il contadino ebbe il coraggio di guardare in fondo al pozzo e rimase sorpreso per quello che vide. L'asino era ancora lì: utilizzava ogni palata di terra che riceveva sulla testa come un gradino, la scrollava di dosso e la lasciava alle sue spalle.
Man mano che i contadini gli gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino, l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un grande balzo.
Cominciò così a trottare felice.
Con le pale in mano i contadini rimasero a guardare lo spettacolo ed erano talmente allibiti che non furono capaci di dire nulla."

    

Questo è quanto accade nella vita.

Non sempre ci troviamo in una zona di comfort, dove tutto procede per il meglio. Strada facendo accade che ci troviamo in situazioni anguste, buie senza via d'uscita (pozzo).

Sono tante le cose non piacevoli che ci possono accadere, spesso senza tregua (palate di terra).

E non è detto che possiamo fidarci sempre del prossimo o di chi ci è vicino, perché volutamente propensi a farci del male o semplicemente perché incapaci a risolvere il problema o perché non intenzionati a farsi carico nel trovare una soluzione  (contadino).

Per salvarci è necessario quindi aguzzare l'ingegno e sapersi districare tra gli eventi spiacevoli che arrivano, schivandoli e lasciando che ci scivolino addosso e, passo dopo passo, ogni ostacolo e difficoltà, affrontati con coraggio, si supereranno e si andrà verso una soluzione.
Verso la fine,  verso l'uscita, verso la libertà.
È bene non confidare sempre nell'aiuto degli altri ma poniamo fiducia in noi stessi e vedremo che anche da soli ce la possiamo fare.
Saranno prove che ci elevano e che, in qualche modo, ci faranno crescere  e maturare.



28 ottobre 2020

Covid-19 Lettera di un sanitario


Disegno di Milo Manara 
in omaggio ai medici
che combattono il Coronavirus.

Dal web: Lettera di un sanitario. 

 "Cari tuttologi del web ed internettologi, voi che in ospedale non ci avete mai messo piede, ma che vi permettete di sentenziare dall'alto delle vostre tastiere sull'irrilevanza dell'infezione da Covid paragonandone la MORTALITÀ a quella dell'infuenza stagionale, dei tumori, degli infarti, della fame nel mondo ecc. ecc. ecc. 

Ebbene ficcatevelo una volta per tutte nella testa LA MORTALITÀ NON È, NON ERA, E NON SARÀ MAI IL PROBLEMA DI QUESTA INFEZIONE VIRALE! La pericolosità di questo virus è rappresentata dal TASSO DI OSPEDALIZZAZIONE dei malati sintomatici rapportata alla BREVE UNITÀ DI TEMPO (un mese o meno) in cui ciò avviene.

Una caratteristica che altre malattie, acute e croniche, NON HANNO e che da sola è capace di mandare a gambe all'aria il sistema sanitario su cui ognuno di voi conta in caso di necessità. L'INFLUENZA STAGIONALE causa il ricovero e la morte di molte più persone del Covid19 ogni anno, MA LO FA NELL'ARCO DI 7 MESI non di POCHE SETTIMANE! È un urto assorbibile dal sistema sanitario... e così anche per gli infarti, gli ictus ed i tumori che si distribuiscono nei 12 MESI DI UN ANNO SOLARE!

Di Covid si MUORE POCO, muoiono una minima parte dei malati, muoiono soprattutto gli anziani con molte comorbilità, LO SAPPIAMO, NON SIAMO SCEMI, lavoriamo in ospedale da molto più tempo di voi!

I malati di Covid più seri NON MUOIONO ma SATURANO IL SISTEMA SANITARIO, rimanendo ricoverati per un periodo variabile da 10 a 30 giorni ed OCCUPANDO POSTI LETTO (intensivi o semintensivi), che non potranno essere usati da ALTRI che arriveranno nello stesso periodo con altre patologie (infarti, ictus, tumori, incidenti stradali, urgenze chirurgiche, ecc.) ...e uno di questi "senza posto" potreste essere voi o un vostro caro! 

Noi sanitari NON SIAMO UNA MASSA DI PECORONI BELANTI dalla scarsa apertura mentale e sottomessi al grande complotto delle BigPharma! Non amiamo mascherarci ogni giorno con le FFP2, maschere, guanti, tute e visiere per prepararci ad Halloween 2020.

Chiunque cerca di convincervi dell'inesistenza del problema Covid snocciolandovi meme, post e grafici comparativi basati sulla MORTALITÀ DEL COVID19 non fa che dimostrare la sua profonda ignoranza in ambito medico-scientifico". 

T. S. - medico radiologo. 



16 ottobre 2020

🤎 Il cioccolato

 

Il cioccolato, alimento tra i più irresistibili e desiderati, è considerato nel mondo il dolce più buono in assoluto.


D
erivato dai semi della pianta del cacao  Theobroma cacao L. (nome scientifico del cacao), ricerche botaniche sottolinearono la presenza del cacao nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco già 6000 anni fa.

Nonostante le origini del cioccolato siano così antiche, la prima coltivazione risale intorno al 1000 a.C. attuata dal popolo dei Maya. 
In Europa arriva alla corte di Spagna nel 1500 e solo nel 1600 fa il suo ingresso nel resto d’Europa, diventando un lusso tra i nobili di questo continente.


La prima tavoletta di cioccolata fu prodotta in Inghilterra nel 1820 e da allora è stato impiegato in svariate soluzioni. All’ingrediente base si aggiungono burro di cacao, zucchero, vaniglia, latte, nocciole, peperoncino, spezie… per diventare bevanda, tavoletta, cioccolato spalmabile, torta, biscotto o gelato.

Le tavolette di cioccolato dichiarano,  nelle etichette, la percentuale di cacao presente: 70%, 85%, 90% ed anche 99% (cioccolato fondente). Contengono nella parte residua solitamente dello zucchero e della lecitina di soia (un emulsionante che non fa male) o degli aromi (vaniglia...), ma hanno garantita una quota di cacao ben superiore a quella minima di legge (35%).

Nel cioccolato bianco, invece, il cacao è praticamente assente. È un prodotto ottenuto da burro di cacao, latte o prodotti a base di latte e zuccheri, e che contiene non meno del 20% di burro di cacao e del 14% di sostanza secca del latte. 


Il cioccolato contiene per lo più grassi, zuccheri ed un discreto contenuto in magnesio, fosforo, potassio e vitamina A, B1 e B2. L’apporto calorico per 100 grammi, è di 545 chilocalorie per il cioccolato al latte, 543 per il latte con nocciole, 515 per il fondente, 537 per la crema di nocciole e cacao e 355 per il cacao amaro in polvere (fonte Inran).


Nonostante il suo alto potere calorico non è, però, un cibo da demonizzare.
Basta tenere sotto controllo la quantità. I nutrizionisti consigliano il cioccolato fondente per il maggiore contenuto di cacao, quindi più proprietà benefiche.

Grazie alle nuove scoperte scientifiche, sono crollati molti falsi miti riguardanti il cioccolato e naturalmente nuovi studi, come del resto in ogni campo della salute, permetteranno ancora nuove conoscenze sulle proprietà salutistiche di questo cibo “sublime”.


Da recenti studi si può affermare che il cioccolato fondente fa bene al sistema cardiocircolatorio per il contenuto in polifenoli (antiossidanti).
Grazie alla serotonina e alla feniletilamina ha proprietà antidepressive, per via della caffeina e della teobromina ha un effetto sulla concentrazione mentale e sulla prontezza psico-fisica, agendo a livello cardiocircolatorio e muscolare.

Negli ultimi decenni le ricerche hanno dimostrato come il cioccolato non sia causa e neppure fattore aggravante dell’acne, che non è responsabile dell’aumento del colesterolo, che ha meno influenza sulle carie rispetto a caramelle, torroni e dolci di altro genere e che ha un contenuto minimo in caffeina.


Le controindicazioni al consumo di cioccolato, sempre con possibili eccezioni, riguardano i soggetti che soffrono di disturbi gastrointestinali, calcolosi renale ossalica, diabete, obesità, allergia o intolleranza ad uno dei suoi componenti. Viceversa, non ci sono preclusioni per chi gode di buona salute.



7 ottobre 2020

Una Madonnina in cielo


Ieri, 6 ottobre, ore 17,06.

Sono in campagna.
È un tardo pomeriggio di ottobre.
Lo sguardo va verso il cielo, 
ad ovest.
Lì una nuvola,
per quanto incredibile, 
 sembra avere la forma
di una Madonnina
sopra una nuvola
con una sorta di aureola
o corona sul capo.

Non so cosa significhi.
Non saprei neppure
quale messaggio voglia dare.
Forse non significa nulla
o, forse, quello di "pregare"?
Di certo, sono incredula
e inebetita.

Prendo il cellulare
e, con il cuore che batte forte,
 scatto questa foto.


 

Stessa foto con meno luminosità.

Stessa foto con più contrasto.


Oggi 7 ottobre
si celebra
la Beata Vergine del Rosario.



Un acquazzone


Un acquazzone impartisce
i suoi insegnamenti.
Se la pioggia vi sorprende
a metà strada,
e camminate più in fretta
per trovare un riparo,
nel passare sotto alle grondaie
o nei punti scoperti 
vi bagnerete ugualmente.
Se invece ammettete
sin dall’inizio la possibilità
di bagnarvi,
non vi darete pena,
pur bagnandovi lo stesso.
La stessa disposizione d’animo,
per analogia,
vale in altre occasioni.

Yamamoto Tsunetomo



1 ottobre 2020

"Le Ragazze" di Charles Bukowski


Contemplo
lo stesso
paralume
da
5 anni
e s’è coperto
d’una polvere da scapolo,
e
le ragazze che entrano qui
sono troppo
indaffarate
per pulirlo.

Ma io non ci bado,
anch’io sono stato troppo
indaffarato
per accorgermi
finora.

Che la luce
balugina
fioca
dietro questi
5 anni
di vita. 




24 settembre 2020

In pausa


È una sera malinconica
senza luna e senza voci.
Neppure la pioggia
riesce a far rumore.
Solo silenzio.
È tutto in pausa
neppure la mente 
ha voglia di pensare.
Contro il vetro
fuori
le gocce di pioggia 
e qui il mio sguardo
assente
fermo 
e il cuore inquieto.
Lascio il mio animo
vuoto e inerte
cullato al volere 
di questa sera 
malinconica
senza luna 
e senza forma.

💦