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11 aprile 2023

"Resta viva" di Susanna Casciani



Resta viva.
Non accontentarti.
Porta i tuoi occhi a fare una passeggiata, 
appena puoi.
Non rinunciare ai tramonti, alla speranza.
Accetta la sofferenza. Accetta la felicità. 
Accetta la forza che a volte ti pervade.

Non lasciarti schiacciare da quello che è stato, da quello che non hai. Non farti portar via la gentilezza, la curiosità, la fantasia.
Continua a saltare nelle pozzanghere, se ti va.
Cambia pettinatura, cambia pelle. 
Cambia modo di vestirti e truccarti, cambia abitudini, amicizie, luoghi e sogni.
Cambia spesso, ma lotta fino alla fine per non perderti.

Abbi cura di te, soprattutto quando tornerai ad amare.
Abbi cura del modo in cui guardi gli altri.
Abbi cura del tuo amore, soprattutto adesso. Soprattutto quando non saprai a chi donarlo. 
Non gettarlo. Non sprecarlo. Tienilo da parte, ti servirà.

Piangi pure, piangi quando vuoi. Ricordati di farlo, ogni tanto.
Ricordati che la cura, se davvero ne esiste una, sono le persone.
Non dimenticarti di loro. Delle loro mani. Dei loro guai. Delle loro storie piccole ma grandiose.

Non precluderti niente solo perché potrebbe distruggerti. Non sparire. 
Resta, goditi lo spettacolo. Resta coraggiosa. Resta dolce. Testa alta, cuore in mano.


10 aprile 2023

Efesini 5,8-12


Efesini 5,8-12


8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 
9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 
10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 
11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 
12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 


9 aprile 2023

Gesù risorto


Giovanni 20, 1-23


1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 
2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". 
3 Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 
4 Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 
5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 
6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 
7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 
8 Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 
9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 
10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.
11 Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 
12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 
13 Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". 
14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 
15 Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?". Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo". 
16 Gesù le disse: "Maria!". Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: "Rabbunì!", che significa: Maestro! 
17 Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". 
18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto.
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
21 Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". 
22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; 
23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".


5 aprile 2023

Ma Dio dove sta?


E continuiamo a chiederci: "Ma Dio dove sta?".
Lo ripetiamo all'infinito quando accadono eventi dolorosi, tragedie, calamità naturali, guerre...
Ecco, appunto dov'è il buon Dio?

È là, dove è da sempre. 
A guardare le nostre malefatte, incongruenze, bestialità, odio e indifferenza.
È là dove aspetta di essere amato, invocato e pregato.
È là ad aspettare che nell'uomo torni la luce per poterlo vedere

Ora che invece le "cose del mondo" hanno avvolto l'intera umanità da tenebre che non permettono di vederlo.
Ma ci crediamo o no al nostro Dio, padre di tutti noi, pronto a donarci pace e amore se solo noi lo volessimo?
No, non ci crediamo. 
Manca la fede, manca la fiducia, manca l'affidarsi a questo Dio.

Siamo tutti dotati di "libero arbitrio".
Dio ci lascia liberi di scegliere tra il bene e il male.
Lui guarda, osserva, legge nei cuori, conosce i pericoli ma ci lascia fare.
Siamo noi responsabili delle nostre azioni.

E l'umanità è ormai "del mondo". 
È distratta, non vede e non sente se non le cose terrene, tangibili, piacevoli, attraenti, appaganti...
In balia del male va sempre più alla deriva con lo stesso mondo malvagio che l'ha fagocitata.
È un'umanità perversa, corrotta, peccatrice.

Non chiediamoci dov'è Dio se la povertà uccide, se bambini muoiono per mancanza di acqua e cibo, se molte popolazioni vengono schiavizzati da potenti e tiranni.

Non chiediamoci dov'è Dio quando si è in guerra, quando muoiono innocenti, bambini sotto bombe e fucili.

Non chiediamoci dov'è Dio quando accadono terremoti, tsunami, esondazioni, frane, incendi...
Tutto accade per la stoltezza dell'uomo per la sua parte malvagia e per l'aver sfidato la natura non tenendo conto che essa va rispettata nel suo equilibrio e nella necessità di capire come mettersi in sicurezza.

Nessun terremoto è "cattivo".
Nessun vulcano erutta per distruggere le città, nessun fiume esonda per  devastare e portare via cose e persone.
Le valanghe non hanno un’anima malefica, i massi non crollano per seppellire qualcuno. 
Tutto questo accadeva già milioni e milioni di anni prima che arrivasse l'uomo. 
L'uomo ne è responsabile. Suo compito è di essere per quanto possibile lungimirante e suo dovere è l'adattarsi alla natura e non viceversa.

La Terra non è proprietà dell'uomo...
"Noi non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli" dice un proverbio degli Indiani d’America.

L'uomo la sfida sentendosi l'essere superiore, padrone in diritto  di modificare l'equilibrio che muove questo nostro mondo. Saccente nel credersi superiore alla natura, pronto a fare e disfare regole e armonia che la stessa natura, forte e potente, mette in atto. 

Dov'è l'uomo responsabile di guerre e genocidi?
Dov'è l'uomo che affama i suoi simili? 
Dov'è l'uomo che uccide innocenti e bambini? 
Dov'è l'uomo che non rispetta la natura?

È questa la domanda da porsi e la risposta non può che essere: 
"Ecco l'uomo è qui, tra le grinfie del male!"
Sarebbe opportuno che riconosca i propri errori e si prenda le proprie responsabilità.



31 marzo 2023

Il "Blue Tiffany"


Il “Blue Tiffany“ è il famoso colore associato alla Tiffany & Co, azienda di gioielli tra le più amate dalle donne.

Colore-simbolo di richiamo per eccellenza dell’azienda, è sinonimo internazionale di raffinatezza e classe.


Prodotto da Pantone con numero PMS1837, corrisponde all’anno di fondazione del primo negozio Tiffany a New York.


Il colore fu scelto dal fondatore Charles Lewis Tiffany per la copertina annuale della raccolta di gioielli, prendendo spunto dal colore tipico delle uova del pettirosso americano.


È colore protetto da copyright, come lo è la scatola stessa, insieme al nastro di raso bianco che la avvolge (Tiffany Blue Box).


“È successo più di una volta che qualcuno abbia messo un regalo, comprato da qualche altra parte, in una scatola di Tiffany per aumentarne il valore."

Dolcetti Blue Tiffany 
Blue Tiffany macarons 


21 marzo 2023

Tamara de Lempicka

Tamara de Lempicka
pittrice dallo stile Art Déco, 
nasce a Varsavia 
il 16 maggio 1898.

Sono inconfondibili le sue tele: colori accesi  graduati per creare linee definite e pulite con pennellate piatte e compatte, che ne esaltano le volumetrie.


Nei suoi dipinti ritrae il suo universo: l'alta società, il lusso, uomini eleganti in giacca e cravatta, sfondi di montagne innevate di Saint Moritz o dei grattacieli di New York, ma soprattutto donne.


Le donne di Tamara bellissime e dall'aspetto altezzoso, sono sicure si se, eleganti, sensuali, certamente opere dense di erotismo e provocazione, anticonformiste come lei, considerando il suo periodo storico.


L'alta società di quel tempo, a Parigi, emblema dell'epoca lussureggiante che viveva, uno stile di vita lussuoso, tra sontuosi e costosissimi viaggi dove si delinea il suo stile. Stile che trasuda sensualità ed eleganza tanto da renderlo inconfondibile.
Lei, Tamara, elegante, alla moda, con  costosissimi gioielli si faceva ritrarre sulle copertine delle riviste più patinate in stile diva di Hollywood.
Amava anche indossare abiti maschili e mai nascose la propria bisessualità.

A causa dei tumulti legati alla Rivoluzione Russa, da San Pietroburgo si trasferisce a Parigi, dopo il matrimonio con Tadeusz Lempicki, giovane avvocato facoltoso dal quale poi l'artista trae il suo nome d’arte.
Nella capitale francese studiò pittura negli atelier di Maurice Denis e André Lhote e la sua carriera raggiunse rapidamente il successo: all'inizio degli anni Venti le sue opere apparivano nelle principali mostre di Parigi e negli anni Trenta i suoi ritratti avevano conquistato una celebrità internazionale.


Dopo numerosi viaggi per l’Europa, all'inizio della seconda guerra mondiale Lempicka si trasferì prima a Beverly Hills e poi a New York con il suo secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh, che aveva sposato nel 1933. 


Dopo la morte del barone nel 1961, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas. Alla fine degli anni Settanta si trasferì a Cuernavaca in Messico, dove morì nel 1980.

"Sono stata la prima donna a dipingere in maniera chiara e pulita: questo è il segreto del mio successo. Un mio quadro può essere subito riconosciuto tra altri cento… Il mio stile attirava subito l’attenzione: era chiaro, era perfetto."

"Mi piaceva uscire la sera e avere un bell’uomo al mio fianco che mi diceva quanto ero bella o quanto grande era la mia arte."

19 marzo 2023

Tu sei grande papà


Tu sei grande papà.
Sei la roccia che mi protegge
da pericoli e sbagli.
Seppur brontolando ti fai tenero
cedendo a richieste insistenti
rubandomi quella promessa:
"Sii uomo, onestà e rispetto."
A volte ad assurde pretese
con tono arrabbiato 
sentenzi i tuoi no.
E poi ti fai dolce
e mi abbracci
io oggi più alto di te.
Quel ricordo lontano
quando mi cullavi
io piccolino
togliendoti il sonno.
Lo vedi papà
sono un uomo oramai.
Sono i tuoi occhi
che porto nel cuore
quel tuo sguardo
pieno d'amore per me.
Per noi.
Quando abbracci la mamma
non sai quanta gioia mi dai.
Ti voglio bene papà.

🤍


10 marzo 2023

"Tre lettere da Teddy" un racconto di Elizabeth Silance Ballard



Si chiamava Mrs. Thompson. 
In piedi davanti alla sua nuova classe del quinto anno delle elementari, il primo giorno di scuola, disse una bugia ai bambini. 
Come la maggior parte degli insegnanti, guardò gli studenti e disse loro di amarli tutti alla stessa maniera. Tuttavia, ciò era impossibile perché lì in prima fila, accasciato sulla sedia, c’era un ragazzino di nome Teddy Stoddard.

Mrs. Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non giocava serenamente con gli altri bambini…
I suoi vestiti erano disordinati e spesso avrebbe avuto bisogno di farsi un bel bagno.
Inoltre, Teddy era scontroso e solitario.

Arrivò il momento in cui Mrs. Thompson avrebbe dovuto evidenziare in negativo il rendimento scolastico di Teddy; prima però volle consultare i risultati che ogni bambino aveva raggiunto negli anni precedenti; per ultima, esaminò la situazione di Teddy.

Tuttavia, quando vide il suo fascicolo, rimase sorpresa. 
In prima elementare il maestro di Teddy aveva scritto:
"Teddy è un bambino brillante con una risata pronta. Fa il suo lavoro in modo ordinato e ha buone maniere".

Il suo insegnante, in seconda elementare, aveva scritto: 
"Teddy è uno studente eccellente, ben voluto dai suoi compagni di classe, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita in casa deve essere una lotta".

Il suo insegnante di terza elementare aveva scritto: "La morte di sua madre è stata dura per lui e tenta di fare del suo meglio, ma suo padre non mostra molto interesse e, se non verranno presi i giusti provvedimenti, il suo contesto famigliare presto lo influenzerà".

Infine l’insegnante del quarto anno aveva scritto:
"Teddy si è rinchiuso in se stesso e non mostra più interesse per la scuola. Non ha amici e qualche volta dorme in classe".

Da quel momento Mrs. Thompson si rese conto del problema e si vergognò. 
Si senti anche peggio quando gli studenti le portarono i regali di Natale, tutti avvolti in bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy.
Il suo regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che aveva ricavato da una busta della drogheria. Per Mrs Thompson fu penoso aprirlo insieme agli altri regali. 
Alcuni bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse bello il braccialetto, lo indossò e si picchettò il profumo sul polso. 
Teddy quel giorno rimase un po’ di tempo in più dopo l’orario di lezione solo per dire a Mrs Thompson "Oggi avete il profumo che metteva mia mamma."

Quando i bambini furono andati via, Mrs Thompson rimase sola a piangere per almeno un’ora.
Da quel giorno smise di insegnare come leggere, come scrivere, come far di conto, cominciò invece a "lavorare" con i bambini e ad interessarsi della loro vita familiare.
Lei faceva molta attenzione a Teddy e quando lavorava con lui, la mente del bambino sembrava ravvivarsi.
Più lo incoraggiava, più era pronto nelle risposte.

Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più attenti e volenterosi della classe e, nonostante la sua bugia che avrebbe amato tutti i bambini in ugual modo, la maestra si accorse che Teddy divenne uno dei suoi "preferiti".

Un anno dopo la fine della scuola, la signora Thompson trovò un biglietto sotto la porta: era da parte di Teddy; la lettera diceva che era stata la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua. 

Passarono diversi anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Aveva terminato il liceo, risultando terzo nella sua classe. Chiudeva la lettera asserendo di nuovo che la signora Thompson era ancora la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua.

Quattro anni dopo, ricevette un’altra lettera, dicendo che quando le cose erano difficili, a volte, era rimasto a scuola, si era impegnato al massimo e ora si sarebbe presto laureato al college con il massimo degli onori. Confermava che la signora Thompson era sempre la migliore insegnante che avesse mai conosciuto in tutta la sua vita, la sua preferita.

Passarono altri anni e arrivò ancora un’altra lettera. Questa volta spiegava che dopo aver ottenuto la laurea, aveva deciso di andare avanti. La lettera spiegava che lei era ancora la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto, ma ora la sua firma era un po’ più lunga. 
La lettera riportava, in bella grafia, Dr. Theodore F. Stoddard.

Ma la storia non finisce qui. Arrivò ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy scrisse che aveva incontrato una ragazza e stava per sposarsi. Spiegò che suo padre era morto un paio di anni prima e chiese alla signora Thompson di accompagnarlo al matrimonio facendo le veci della madre dello sposo.
Naturalmente, la signora Thompson accettò. 
E indovinate un po’ che fece?
Indossò proprio quel braccialetto, quello con gli strass mancanti, quello che Teddy le aveva regalato; fece anche in modo di mettere il profumo che la madre di Teddy indossava l’ultimo Natale che passarono insieme.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio di Mrs. Thompson:
"Grazie signora Thompson per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che avrei potuto fare la differenza."

La signora Thompson, con le lacrime agli occhi, sussurrò:
"Teddy, ti stai sbagliando. Sei tu quello che mi ha insegnato che potevo fare la differenza: non sapevo come insegnare fino a quando ti ho incontrato."

  

8 marzo 2023

Io donna


Io donna,
sono la forza,
il coraggio, il sostegno, 
l'amore...

Sono figlia, moglie, mamma.
Sincera, amorevole,
unica, splendida,
indispensabile e importante.

Libera e indipendente 
seppur legata senza riserve
agli affetti
e alle persone a me care.

Io donna,
persona e non oggetto,
chiedo rispetto e riconoscenza
in ogni ambito.

💛



7 marzo 2023

Raccontami di te


Raccontami di te
rotonda luna.
Quali sono i tuoi pensieri
tu spettatrice 
dei nostri sogni
gioie e affanni.

Raccontami di te 
seducente luna
quando per gli amanti
sei luce e sentimento
e per i poeti 
sei idillio ed emozioni.

Raccontami di te 
luminosa luna
quando tra miliardi di stelle
tu rifletti del sole la luce
così che nel buio 
appari più bella.

Raccontami 
quali sono i tuoi pensieri 
splendida rotonda luna.




4 marzo 2023

La donna più bella


 La donna più bella 
non è la più giovane,
né la più magra,
né quella
che ha la pelle più liscia
o capelli più luminosi,
è quella
che con solo un sorriso
franco e aperto,
con una semplice carezza
e un buon consiglio
può rallegrarti la vita.


Gabriel Garcia Marquez


22 febbraio 2023

"A volte mi chiedo dove sei" di Eric Pearlman



A volte mi chiedo dove sei.
A volte mi chiedo se ci sei.
A volte mi chiedo
perché non ti fai vivo,
perché non spazzi via
tutto il male che c’è
in questo mondo.
A volte mi chiedo
se per te conto qualcosa.
A volte mi chiedo
se hai perso il mio indirizzo.
A volte mi chiedo
perché non dici nulla
quando ti chiamo.
A volte mi chiedo…
Quando finalmente 
non chiedo più nulla,
quando finalmente
riesco a fare silenzio,
allora ti sento arrivare,
discreto,
come un vento leggero.
Quando finalmente
non chiedo più nulla,
Tu ti fai risposta
ad ogni perché.