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10 agosto 2021

Calascio e la sua Rocca


Calascio è un comune italiano della provincia dell'Aquila, in Abruzzo. 
Una piccola comunità di montagna, a 1200 metri s.l.m., dalle antiche origini normanne, che conta oggi solo 133 abitanti (al febbraio 2021).


Sulle montagne che sovrastano il borgo di Calascio, si erge maestosa la Rocca, costituita da un castello e dal borgo medievale adiacente, di cui rimangono una parte parzialmente recuperata ed un'altra con solo alcuni resti archeologici. Si erge ad un'altezza di 1460 metri  s.l.m., ai confini di Campo Imperatore, dove domina il versante sud del Gran Sasso d'Italia; fa parte, infatti,  del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Il National Geographic ha inserito Rocca Calascio tra i quindici castelli più belli al mondo.


Essendo in una posizione assolutamente favorevole dal punto di vista difensivo, in quanto domina su tutto il territorio circostante, ebbe la funzione di controllo e avvistamento.
Fu voluta dal Re normanno Ruggero d’Altavilla nel 1140. Dopo il forte terremoto del 1703, la Rocca e il borgo, vennero quasi completamente abbandonate dalla popolazione che si trasferì nella sottostante Calascio, diventando poi l’unico centro abitato.


È grazie ad un’azione di restauro, avvenuta alla fine del XX secolo, che la parte più bassa del borgo di Rocca Calascio è stata recuperata e trasformata in Hotel diffuso con servizi di ristoro. Della parte più alta e antica invece, quella a ridosso della fortezza, rimangono solo alcuni ruderi.


Le potenzialità di questi luoghi non potevano essere celate. Era necessario e doveroso far rivivere il territorio con le sue bellezze uniche, dal fascino antico; un territorio dove il tempo sembra essersi fermato.
Immersa nella natura selvaggia, con vista spettacolare sulle principali catene montuose degli Appennini e il Gran Sasso, è una meta turistica tra le più apprezzate dell'Abruzzo.
È per questo che registi italiani e stranieri hanno scelto Rocca Calascio per diverse ambientazioni dei loro film (Ladyhawke, Il nome della Rosa...)


Nelle vicinanze della rocca, lungo il sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio, si incontra la chiesa di Santa Maria della Pietà un piccolo tempietto risalente al 1596.
L'edificio presenta una pianta ottagonale sormontata da una cupola a otto spicchi; all'interno è possibile ammirare una raffigurazione della Vergine miracolosa e una scultura in pietra raffigurante l'Arcangelo Michele. 



Per visitare la Rocca,  occorre camminare per circa 30/45 minuti a piedi, dopo aver lasciato l'auto all'inizio dell'antico borgo di Calascio. 
È in gran parte in salita per cui si consigliano scarpe comode o da trekking.



📷 Foto 
di Marco Perozzi 

7 agosto 2021

"Lentamente muore" di Martha Medeiros 


Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia di vestire un colore nuovo, chi non parla a chi non conosce. 

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero al bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente, chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore, chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.




5 agosto 2021

Il Duomo di Sant'Emidio


La cattedrale di Ascoli Piceno è una delle tante bellissime chiese della città.
Si affaccia, nel centro storico, con il Palazzo dell'Arengo a Piazza Arringo.
Dedicata, in origine, a "Maria - Madre di Dio", divenne poi per gli ascolani il "Duomo di Sant'Emidio", perché è lì che riposano le spoglie del santo, patrono della città e protettore dal terremoto.

Sant’Emidio, martire d’origini tedesche, visse nel IV secolo e fu il primo vescovo della città. 
Ostinato e fedele al suo credo, fu instancabile predicatore che convertì, battezzò e guarì molti pagani di quel tempo. Tuttavia il suo operato non venne accettato dall'allora prefetto Polimio, avverso al diffondersi della religione cristiana.
Fu un grave affronto per il prefetto l'ignorare la richiesta di fare proselitismo, il rifiutare il matrimonio con la figlia Polisia, il convertirla e battezzarla tanto che ne ordinò la decapitazione. Giovanissimo, appena trentenne, Emidio morì martire il 5 agosto 309 mentre Polisia si rifugiò sul monte Ascensione e lì scomparve in un crepaccio. 
Accadde che dopo essere stato decapitato il santo si recò a piedi, portando tra le mani la sua testa, verso il luogo dove aveva fatto costruire un luogo di preghiera.
Le spoglie del santo furono tumulate nel piccolo tempietto di Sant'Emidio alle Grotte.
Si racconta che le sue spoglie siano state individuate, molti anni dopo, grazie alla presenza di una pianta di basilico che cresceva all'interno della sepoltura ipogea della necropoli.
Intorno al Mille, le spoglie furono poi trasferite e conservate,  dove sono ancora oggi, nella cripta sotterranea del Duomo detta "Cripta di Sant'Emidio". 

Realizzata nella metà dell’XI secolo per accogliere le reliquie del santo, l’attuale aspetto della cripta si deve ai lavori dei primi del 1700, affidati a Giuseppe Giosafatti.
Ambiente quadrangolare, ripartito in sette piccole navate, diviso da 63 colonne (di cui 28 in marmo rosso di Verona, le altre in travertino), in cui troneggia la scultura, in marmo bianco di Carrara, del battesimo di Polisia, opera (1730-34) da Lazzaro Giosafatti.

È il sarcofago romano del IV secolo che custodisce le reliquie di Sant’Emidio insieme a quelle dei suoi compagni.


Dalla cripta è visibile l’accesso ai cunicoli, probabilmente del XV secolo. Utilizzati inizialmente come luogo di sepoltura, furono poi ampliati e utilizzati come camminamenti sotto la città.
 
Il duomo, costruito intorno al V secolo d.C. a partire da preesistenti costruzioni civili dell’antico foro romano, ha subito negli anni diversi interventi di ristrutturazione e ampliamento; la facciata fu realizzata, tra il 1529 ed il 1539, su disegno di Cola dell’Amatrice. 

A fianco della cattedrale si erge il Battistero di San Giovanni, esempio di architettura religiosa romanica.

Il duomo di Ascoli Piceno è in stile romanico-gotico, su pianta a croce latina, con tre navate divise da sei pilastri ottagonali. 

Il presbiterio è sopraelevato, come tutto il transetto. Quest’area della cattedrale ha subito varie modifiche nei secoli. L’originario accesso alla cripta, attraverso una scalinata centrale in asse con la navata centrale, fu modificato nel XVI secolo con due scalinate nelle navate laterali.


L'altare maggiore del XIII secolo, con colonne in marmo nero, è sormontato dal ciborio ligneo eretto nel 1895 su disegno dell’architetto Giuseppe Sacconi. Le quattro edicole d’angolo accolgono le statue dei Dottori della Chiesa. Le statue poste nelle sovrastanti nicchie frontali sono invece quelle dei quattro evangelisti. Tutte le sculture del ciborio sono opera di Giorgio Paci. L’insieme dorato, un misto di gotico e bizantino, si staglia plasticamente sullo sfondo della cupola.
Alle spalle dell'altare è collocato il coro ligneo realizzato nel 1448 da Giovanni di Matteo. In stile gotico e in noce intagliato.


Ai lati dell’altare maggiore si aprono due cappelle. 
A sinistra, la Cappella della Madonna delle Grazie, interamente rivestita di mosaico su disegno del parmense Carlo Mattioli, eseguito dalla Bottega del mosaico di Ravenna nel 1961 su commissione del vescovo Marcello Morgante. Rappresenta papa Giovanni XXIII e la proclamazione della Madonna delle Grazie a patrona della città di Ascoli.

Il dipinto a tempera, raffigurante la Madonna delle Grazie, racchiusa in una cornice barocca in legno dorato, opera di Pietro Alemanno. 
A lui fu chiesto, nella seconda metà del 1400, di riprodurre l’immagine dell’antica Madonna donata al clero da Nicolò IV, papa ascolano del XIII secolo, che la tradizione voleva dipinta da San Luca Evangelista, andata purtroppo distrutta da un incendio.


A destra si eleva la Cappella del Crocifisso che prende il nome dall’opera lignea del XV sec di scuola marchigiana.

Il polittico del Crivelli
qui momentaneamente
incompleto e non 
nella sede originale



Sulla navata destra, prima della scalinata, c'è la Cappella del Santissimo Sacramento, aperta al culto nel 1838.
Qui è possibile ammirare il "Polittico di Carlo Crivelli".
Commissionato dal vescovo Prospero Caffarelli, nel 1473, è  considerato un vero capolavoro di particolare bellezza.
Il polittico è a tre registri. 
In quello centrale troviamo una Madonna col Bambino in trono e quattro immagini laterali con santi a tutta figura: da sinistra San Pietro Apostolo, San Giovanni Battista, Sant’Emidio e San Paolo.



Marilyn Monroe, donna, diva, sex symbol...


Norma Jeane Mortensen 
nasce il 1º giugno 1926,
a Los Angeles,
e muore, a 36 anni,
 la notte tra il 4 e il 5 agosto 1962,
a Brentwood - Los Angeles.


 Lei, donna, 
diva, sex symbol...
 icona di sensualità e fragilità.

Lei
 Marilyn Monroe

"Avevo un nuovo nome, Marilyn Monroe, dovevo rinascere. E questa volta meglio di prima."


"Quando ero piccola, nessuno mi diceva mai che ero carina; bisognerebbe dirlo a tutte le ragazzine, anche se non lo sono."


"Ho sognato la bellezza per lo più a occhi aperti. Ho sognato di diventare tanto bella da far voltare le persone che mi vedevano passare."


"Una volta celebri, sapete, potete leggere cose sul vostro conto, le idee di qualcun altro su di voi; ma ciò che conta - per sopravvivere, per affrontare giorno per giorno ciò che vi capita - è quel che pensate voi di voi stessi."


"Nessuna donna deve mai dimenticare che lei non ha bisogno di nessuno che non abbia bisogno di lei."


L'amore non deve essere perfetto, deve solo essere vero."


"La gente non mi vede! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l'incarnazione."

"Io credo che tutto accada per una ragione. Le persone cambiano perché tu possa imparare a lasciarle andare via. Le cose vanno male perché tu le possa apprezzare quando invece vanno bene. Credi alle bugie perché poi imparerai a non fidarti di nessuno tranne che di te stesso, e qualche volta le cose buone vanno in pezzi perché cose migliori possano accadere."

"Non è il viso che colpisce, ma le espressioni; non è il corpo che ci piace, ma il modo in cui si muove. Non è spesso l’aspetto fisico che ci attrae… ma sono i modi di fare di una persona." 


"La gente crede di trovare in me queste due cose: una sgualdrina o una bella bionda svampita. Non sono né l’una né l’altra. Il fatto è che mi sento sola, nonostante la corsa alla popolarità più rapida che una ragazza abbia mai avuto. Un eccesso di notorietà favorisce la solitudine. All’improvviso tutti ti parlano e sono gentili con te. Ma prima non lo facevano, e ti rendi conto che succede perché sei un ‘personaggio’. Nel mio caso, mi avrebbe incoraggiato molto ricevere qualche frase di incoraggiamento quando ne avevo davvero bisogno."

"Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quelli di un vagone del Metrò."

"Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara."

"La gente ha l’abitudine di guardarmi come se fossi uno specchio invece di una persona. Essi non mi vedono, vedono i propri pensieri indecenti, poi si mascherano di candore per chiamare me un’indecente." 


"Non ho mai fatto nulla deliberatamente per migliorare il mio modo di camminare... Cammino ecco tutto."

"Hollywood è un posto dove ti pagano migliaia di dollari per un bacio, e cinquanta centesimi per l’anima." 


"Voglio dire che se sono una Diva lo devo al pubblico. Ma lo devo solo al pubblico e non a una casa cinematografica, o a chiunque altro."


"Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?"

 "Nella mia vita ho versato litri di lacrime. Se tu assaggiassi solo una goccia, capiresti tutto di me."


"Le persone dolci non sono ingenue né stupide, né tanto meno indifese. Anzi, sono così forti da potersi permettere di non indossare nessuna maschera. Sono libere di essere vulnerabili, di provare emozioni, di correre il rischio di essere felici.


Lassù, fra le luci, c'era il mio nome. "Dio, qualcuno dev'essersi sbagliato", mi dissi. Ma era là, tutto illuminato. Allora mi sedetti e mi dissi: "Ricordati, non sei una stella". Ma il nome era proprio lassù, in piena luce.





2 agosto 2021

"Il più bello dei mari" di Nazim Hikmet



Il più bello dei mari 
è quello che non navigammo. 
Il più bello dei nostri figli 
non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni 
non li abbiamo ancora vissuti. 
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.



28 luglio 2021

Il fiammifero e la candela


Era lì, da molto tempo, in bella mostra su una mensola: una candela bellissima, mai accesa. Restava lì, frivola e spensierata, pensando che la sua funzione fosse solo quella di essere oggetto da ammirare.

Un giorno, incuriosita, volle sapere a cosa serviva quel filo bianco che le spuntava dalla testa e lo chiese ad una vecchia candela, ormai consumata, lì accanto. 
"Quel filo bianco serve per accenderti. Lo hanno fatto a me, e a tutte, perché a questo serviamo. Però quando ti accendono, ti consumi... guarda me, quasi non esisto. Un giorno capirai, cara". 

Passarono mesi e un giorno un fiammifero le si avvicinò dicendole: 
"Ho l’incarico di accenderti."
"Oh no, ti prego", disse, "So che se brucio, i miei giorni saranno contati, non resterà nulla di me e la mia bellezza svanirà."
Il fiammifero replicò: 
"Ma vuoi rimanere tutta la vita fredda e dura, senza aver vissuto?" 
"Ma bruciare fa male e consuma le mie forze" sussurrò la candela, insicura e piena di paura. 
"È vero", ribadì il fiammifero. "Ma questa è la nostra missione: essere luce. A cosa pensi serviamo se non essere accese e fare luce? Vedi, io in quanto fiammifero, la mia fiamma è piccola e di breve durata ma se ti passerò il fuoco avrò raggiunto lo scopo della mia esistenza. Tu sei una candela, e il tuo obiettivo è brillare per gli altri e regalare loro il tuo calore. Il tuo dolore e la tua energia si trasformeranno in luce e calore per un po' di tempo."

Fu allora che la candela comprese, raddrizzò il suo stoppino, fiera e senza esitare, disse al fiammifero:
"Va bene. È giusto così. Accendimi, sono pronta!". 
E così la sua brillante fiamma diffuse nella stanza una luce bellissima regalando una calda atmosfera.


Così è la nostra vita. Vivere significa anche mettere in conto logorio, sofferenza, dolore...
Vivere è anche donare, fare luce...
Vivere è portare avanti la missione che abbiamo verso noi stessi, verso chi ci sta accanto e verso tutto l'universo.
Vivere è donarsi, irradiare luce con amore: la candela ne è la rappresentazione.
Non è restare statici e nel proprio egoismo la missione di ognuno di noi.