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20 dicembre 2020

Il presepe


Per molti il Natale è la festività più bella dell’anno, dove, tra i tradizionali alberi di Natale, i regali, Babbo Natale e quant’altro, il simbolo più intenso resta senza dubbio il "presepe".              
È l'emblema della natività, della nascita di Cristo, di colui che salverà gli uomini.


Forse l’albero è più caro alle famiglie più laiche ed il presepe a quelle più credenti ed osservanti, ma poco importa in quanto il presepe dona, a chi lo progetta e lo allestisce, coinvolgimento e sentimento natalizio, e non solo, ammirare un presepe regala momenti di emozione e di magia cristiana, sia che Gesù, Maria e San Giuseppe siano collocati in un paesaggio arido della Palestina, con tipici pastori, artigiani ed animali, sia circondati da un paesaggio fantasioso, improbabile e con personaggi atipici.

Perché diverse possono essere le interpretazioni derivate da tradizione, costume e cultura del proprio Paese, ma anche per interpretazione personale, dove creatività e fantasia si materializzano in stili, dimensioni, materiale usato, particolari ed effetti luminosi che stimolano l’immaginazione di chi crea, purchè ne resti intatto il valore principale: l’aspetto cristiano e religioso della rappresentazione.


In Italia la tradizione dei presepi artistici è molto ricca; ogni regione si caratterizzava dal diverso uso di materiali: presepe ligure il legno, presepe pugliese la cartapesta, presepe siciliano la cera, cartapesta, ma anche avorio, madreperla, corallo, alabastro, presepe napoletano la terracotta, e l’uso di altri materiali vennero, e vengono, opportunamente usati per dare vita a personaggi rigidi o movibili, pronti a catturare l’attenzione, quali pietra, sughero, polistirolo, gesso, plastica, oxolite, stoffa, fili di ferro...

Presepe Napoletano
di Giuseppe Ercolano 

I presepi della nostra penisola sono conosciuti in tutto mondo; grande è oggi l’interesse di artisti, artigiani, appassionati, cultori e collezionisti. A concorsi e mostre i presepi vengono valutati come manufatti di grande valore e pregio, molti di essi vengono esposti anche in cattedrali o in musei di fama mondiale.

Ma il presepe non ha una “nascita”, in quanto, è andato mano a mano sviluppandosi nelle varie realizzazioni, attraverso l’insieme di costumi, tradizioni ed interpretazioni del momento. Certamente sono i Vangeli di Matteo e Luca le fonti storiche del presepe, e la prima rappresentazione in un affresco trovato nelle Catacombe, Maria con in grembo Gesù, risale a circa l’anno 100 d.c.

Nei secoli successivi le varie scene del presepe, natività, adorazione dei magi o dei pastori, vennero sempre rappresentate con bassorilievi. Fu nel 1223, la vigilia di Natale, quando San Francesco allestì presso Greccio, vicino Rieti, una rappresentazione, seppure minima, della scena originale di Betlemme, dando così inizio alla realizzazione di presepi viventi, con personaggi reali in costume.

Ed è al termine dello stesso secolo che risale il più antico presepe d’Italia, tutt’oggi conservato, nella Cappella Sistina, in Santa Maria Maggiore a Roma, al quale si susseguirono, negli anni, altri presepi scolpiti da grandi artisti.

La Natività è rappresentata, dal 1300 in poi, in pitture, affreschi e sculture, di rara bellezza e valore artistico, grazie a maestri quali Giotto, Perugino, Ghirlandaio, Lotto, Botticelli, Correggio...

Correggio
1522

Domenico Ghirlandaio
1492

Se nelle chiese si potevano ammirare statue e sculture a rappresentare la natività, solo nei secoli successivi si diffuse l’usanza di rappresentarli nelle case di nobili e borghesi in tutta Italia. E con il presepe “bello e sontuoso”, dall’ aspetto spettacolare, a volte profano, si ostentava ricchezza e prestigio, tant’è che venivano aperti al pubblico, per poter essere ammirati ed osservati.

Ma fu soprattutto a Genova ed a Napoli, tra il Seicento ed il Settecento, che il presepe divenne una vera e propria forma d’arte e si arricchì di innumerevoli elementi decorativi: i Re Magi, angeli, pastori, agnelli, e tanta gente comune, estranei alla scena sacra, come mercati, lavandaie, uno spaccato di vita contadina, insomma, ma anche nobili, borghesi, figure popolari e personaggi del momento.



I presepi più preziosi venivano chiusi in bacheche di vetro o esposti, come soprammobili, per essere ammirati.



Solo nell’Ottocento il presepe si diffuse a livello popolare, maggiormente nelle regioni dove più era sentita la tradizione: Campania, Sicilia, Puglia, Liguria, Toscana, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove il lavoro straordinario, l’originalità e la bellezza di molti presepi, possono davvero commuovere e toccare il cuore.





16 dicembre 2020

"Sei la parte bella di dicembre tu" di Gio Evan


 Sei la parte bella di dicembre tu
dove finalmente si mette 
un albero dentro casa
dove si ripescano 
le luci colorate dal baule
dove i film dell'infanzia 
tornano in prima serata
sei le campane che suonano 
le letterine appese 
sugli alberi delle piazze

sei la parte buona 
di dicembre tu
le pasticcerie che regalano 
al paese gli odori dei pandori 
le nocciole che trovano 
casa nel ciccolato
i biscotti di forma simpatica
il freddo che ci fa riparare 
in un posto caldo
in una casa sicura
in un abbraccio promettente

sei la parte di dicembre 
che salvo tu
il cielo chiaro chiaro delle albe
il tramonto in anticipo
le nuvole di un bianco nuovo
la neve, diamine la neve,
e le canzoni in radio
che diventano più felici

e io, io nei tuoi occhi
vedo bello anche l'inverno.


10 dicembre 2020

Palline di Natale vintage

Ho una indescrivibile nostalgia
delle palline di Natale
in vetro.
Tutte bellissime...
tanti i soggetti.
Coloratissime, scintillanti,
preziose e fragili
quelle palline,
"fragilissime" meglio dire.

Bisognava fare attenzione 
quando venivano poste sull'albero
ma già tirate fuori dalla scatola,
si correva il rischio che qualcuna 
scivolasse dalle mani.

Ricordo il dispiacere
quando questo accadeva.
Restavo inebetita
e dispiaciuta a guardare
i minuscoli pezzetti di vetro,
colorati da una parte
e dall'altra color argento.

E magari, era proprio 
la mia preferita 
a finire in frantumi !

















 



7 dicembre 2020

Lo "Schiaccianoci" per il Natale 2020



Questo Natale  2020
vede come personaggio "clou"
il soldato tedesco "Schiaccianoci".
Fa spicco fra le decorazioni
 in tutte le vetrine
e scaffali di articoli natalizi, 
nei negozi,
nei centri commerciali, 
per le strade
ed anche su libri, cartoline 
e carte da regalo.


Lo "Schiaccianoci" è il soldatino
più famoso al mondo
meno conosciuto da noi 
fino ad ora, 
ma non certo per i paesi nordici
dove è protagonista 
molto amato
del Natale, 
già da tempo.


Nasce infatti in Germania nel 16° secolo quando la popolazione, fra la Sassonia e la Boemia decise di ribellarsi alle continue pressioni delle truppe tedesche e alle tasse sempre più pesanti realizzando un grande soldato di legno, che aveva la  funzione di schiacciare le noci. Una protesta pacifica, senza dubbio, da cui nacque uno dei più importanti simboli della tradizione natalizia tedesca.

Ancora oggi gli schiaccianoci più pregiati vengono realizzati in Turingia, uno stato della Germania
Centro-orientale.


Dallo Schiaccianoci di legno, nel tempo sono state prodotte diverse varianti: in vetro soffiato, per esempio, meravigliosi da appendere all'albero di natale, oppure in ceramica, plastica, tessuto...


Oggi nella cittadina di Neuhausen
in Sassonia,
ha sede il museo che custodisce
 la più grande collezione 
al mondo
di schiaccianoci
con oltre cinquemila esemplari.

Davanti all’edificio ve ne è uno 
da Guinness dei primati 
alto più di 5 metri.


Questo soldato  vide crescere la sua fama grazie alla pubblicazione di “Lo Schiaccianoci e il re dei topi”, avvenuta nel 1816. Il racconto fiabesco, che ha come protagonista il soldatino di legno, è stato scritto da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Alexandre Dumas (padre) realizzò una sua versione del racconto (Histoire d'un casse-noisette) nel 1845  e da questa il coreografo Marius Petipa trasse ispirazione per Lo schiaccianoci, celebre balletto (la prima del balletto, ebbe luogo il 18 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo) coreografato da Lev Ivanovič Ivanov e musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij


"La sera della vigilia di Natale
le viene regalato uno schiaccianoci
a forma di soldatino,
che animandosi danzerà con lei, sconfiggendo l’esercito dei topi
e la porterà nel magico regno
dei dolci."


Da allora, la storia ha conosciuto diverse reinterpretazioni, dal cinema, alla danza, ai cartoni animati.

Resta sempre in ogni caso una fiaba da raccontare sotto l’albero, con soldatini, topi, fiocchi di neve, fiori e dolciumi, dove la fantasia porta adulti e bambini in un mondo immaginario fantastico.




1 dicembre 2020

Simboli e tradizioni del Natale

Gesu bambino nel Presepe
In questo Natale 2020, anche se per il covid-19 ci saranno restrizioni e regole per evitare una nuova ondata di contagi, nelle nostre case resteranno comunque quei simboli che lo hanno caratterizzato negli ultimi decenni.

Certamente si è vissuto perdendo di vista il valore sacro-simbolico di tale periodo, perché tante sono state le sollecitazioni verso l’aspetto di puro consumismo.
Non si può negare che addobbi, luci e quant’altro, siano stati ogni anno più strabilianti ed accattivanti, dove colori, fogge e materiali si alternavano, per stupire, ammaliare e far sognare ma dove, purtroppo, spesso il futile esasperato, ha rovinato “l’essenza” di questa tradizione. 
Oggi siamo costretti a ridimensionarci e, forse, non è un male toccare con mano cosa non sia importante e cosa sia davvero "l'essenziale"; cosa e chi ricordare e festeggiare:  la nascita di Gesù.
La cosa più spiacevole di questo Natale 2020, al di là di cenoni, viaggi, festeggiamenti e baldoria... è il non poter ricongiungersi con i propri cari sia per le nuove disposizioni, sia perché molte sono le persone in quarantena o in ospedale o in istituti per  anziani.
È una tristezza infinita.


Vogliamo comunque che il Natale resti e meriti di essere la festa più sentita ed importante dell’anno.

La festività cristiana ha origini antichissime ed è l'allestimento del presepe l'usanza più diffusa nelle case italiane e nei paesi cattolici del mondo.
Il Natale Cristiano si mescola però con le tradizioni pagane e popolari.
Questa unione di usanze si può estendere anche all’addobbo dell’albero di Natale, dove le prime testimonianze di alberi decorati sono state ritrovate in città tedesche intorno al 1500.


Usanze delle popolazioni celtiche del nord Europa, quindi, che in occasione della festa del solstizio d’inverno (giorno più corto dell’anno) festeggiavano, adornando di ghirlande un abete, per propiziare l’avvenire, per celebrare la vittoria della luce solare sulle lunghe notti invernali e la rinascita della natura con la primavera.


L’abete simboleggiava il punto d’unione tra gli dei e l’uomo, tra il cielo e la terra; l’abete sempreverde e le conifere erano considerati simbolo di vita. La fede cristiana si è sostituita a queste usanze, attribuendo all’albero di Natale il significato simbolico della croce. Gli addobbi, nel corso degli anni, non partono soltanto dall’era del consumismo, in quanto densi di simboli e significati.

L’abete sempreverde rappresenta speranza di rinascita, le candele la nuova luce che illumina il mondo dopo il solstizio, le palline e le tante decorazioni, per lo più dorate o argentate, dovrebbero propiziare la ricchezza ed il benessere materiale. E non possono mancare campane e campanelle per annunciare festa, gioia e gloria.


Questa usanza, con l’avvento del Cristianesimo, è diventata il simbolo del Natale, dove lilluminazione dell’albero significa l’illuminazione di Cristo sull’umanità, mentre i doni e le decorazioni simboleggiano la Sua generosità verso l’umanità, ma anche i doni che gli uomini fanno al Bambino Gesù.

La ghirlanda, o corona dell’avvento, ottenuta dall’intreccio circolare di rami sempreverdi, foglie di alloro o rametti di abete (il colore verde simboleggia la speranza, la vita che non finisce), con quattro ceri, può essere appoggiata su un ripiano o appesa al lampadario.


Nel XVI secolo si diffuse tra i cristiani, divenendo un simbolo del periodo che precede il Natale; il cerchio è, fin dall’antichità, un segno di eternità e unità; indica il sole e il suo ciclo annuale senza mai esaurirsi; la corona è inoltre segno di regalità e vittoria, ma vuole indicare anche l’eternità di Dio: cerchio, che non ha inizio e non ha fine, l’immortalità dell’anima e la vita eterna, così come i sempreverdi.
Durante il Tempo dell’Avvento (quattro settimane) ogni domenica, con tutta la famiglia riunita, si accende un cero ed è il più piccolo della famiglia a farlo perché è una tradizione nata per preparare i bambini al Natale.
Ogni cero ha un suo significato: il primo cero dei profeti, il secondo di Betlemme, il terzo quello dei pastori ed il quarto quello degli angeli. Naturalmente l’accensione di ogni cero è accompagnata da un momento di preghiera.


È tradizione, molto comune e apprezzata, apprendere una ghirlanda alla porta d'ingresso per buon auspicio e per dare il benvenuto agli ospiti. Nel periodo natalizio si veste di pigne, agrifoglio, pungitopo, nastri e vari ornamenti.


Nella notte di Natale si accendeva nel caminetto un grosso ceppo.
Il ceppo, di quercia o di ulivo secondo le diverse tradizioni, doveva bruciare fino a Capodanno; per i cristiani, doveva rendere caldo e confortevole l’ambiente in segno di ospitalità per accogliere la venuta del Figlio di Dio. Tradizione molto diffusa, soprattutto in passato, aveva un significato simbolico perché si bruciava il passato e, interpretando il modo di ardere del legno, si potevano cogliere i presagi sul futuro; a volte le ceneri venivano sparse sui campi per garantire buoni raccolti.


In molti paesi il ciocco ha lasciato il posto alla candela di Natale, simbolo di luce e di pace che deve bruciare fino a quando non è interamente consumata.


È a questa antica tradizione che risale l’utilizzo di luci decorative nelle case e nelle strade nel periodo delle feste natalizie, così come l’usanza di confezionare dolci natalizi di cioccolata a forma di tronco d’albero, che non possono mancare sulla tavola di Natale, accanto a panettone, torrone ed altri dolci tradizionali regionali.





Lo scambio dei doni, a Natale, risale agli antichi romani. In occasione dell’anno nuovo al re veniva offerto in dono un ramoscello raccolto nel bosco della dea Strenna. Questo rito augurale si diffuse tra la popolazione, con rami di ulivo, fico, alloro che più tardi furono sostituiti da regali vari, le cosiddette “strenne”.


Ogni paese e cultura ha poi le sue leggende su Babbo Natale. A noi piace vestito di rosso, con il pancione e la barba bianca, su una slitta trainata da renne, che distribuisce doni ai bimbi, la notte del 24 dicembre, calandosi dal comignolo... e per bambini ed adulti, è simbolo di generosità e dolcezza.
Il rosso, regale e simbolo dell'amore, è il colore per eccellenza e molto amato per rappresentare il Natale insieme al bianco, simbolo di spiritualità e purezza.


L’agrifoglio, il pungitopo e il vischio sono usati nelle ghirlande, sulle tavole per augurare fortuna. Le bacche rosse dell’agrifoglio sono il simbolo natalizio di buon auspicio, di abbondanza e fecondità.
Il vischio, crescendo in alto sugli alberi e l’essere senza radici ha molto suggestionato gli antichi come dono magico della natura. Regalarlo è di buon augurio ed appenderlo sulla porta di casa, dona pace e serenità.



La Stella di Natale, proveniente dal Messico, entra nelle case nel periodo natalizio grazie al colore rosso vivo delle foglie, per creare la giusta atmosfera: “rosso” colore per eccellenza del Natale.