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9 marzo 2026

La famiglia nel bosco

Un fatto di cronaca, tutto italiano, sta avendo una particolare risonanza sui vari social e media, innescando una diatriba tra pro-famiglia e pro-istituzioni.

A Palmoli, in provincia di Chieti, in un casolare rurale isolato, vive una coppia (Catherine, australiana, ex istruttrice di equitazione, e Nathan, britannico, ex chef), con i loro tre figli (due gemelli di sei anni e una figlia maggiore di otto anni) che è stata denominata dai media "la famiglia nel bosco".
Storia che coinvolge il tribunale per i minori dell’Aquila e che ha catalizzato l’attenzione dei media nazionali e politica.

Questa coppia ha deciso di lasciare la vita tradizionale per una scelta di vita naturale. Vivere l'isolamento volontario in armonia con la natura, lontano dalle strutture convenzionali e educare i figli a casa (istruzione parentale).
Quando hanno rifiutato gli allacci di acqua, elettricità e gas, la coppia si è scontrata con i servizi sociali, con conseguente intervento giudiziario, per il benessere dei minori (settembre 2024).


🌳Ecco, esistono molte verità ma quasi tutte sono discutibili. 
Dipendono da dove guardiamo il mondo.
C’è chi cresce nella giungla, lontano da scuole, regole e sistemi. E c’è chi cresce qui al caldo, istruito, perfettamente inserito nella società.
Ma chi è davvero più sereno? Chi è più libero? Chi vive meglio?

A volte lo sentiamo anche noi, il desiderio di scappare lontano, su un’isola, da qualche parte dove la vita appare più semplice, piu nostra, forse più vera.
Forse tutto è relativo. 
Forse la libertà non è un luogo, ma uno sguardo, una prospettiva.

E allora resta il dubbio piu grande: in questo mondo esiste davvero qualcosa di giusto?
Oppure la vera libertà è soltanto quella che immaginiamo? 
Oppure stiamo tutti semplicemente imparando a vivere dentro i confini che altri hanno tracciato per noi?

L’unico errore di questa coppia è stato, forse, quello di scegliere il nostro Paese, o altri simili, per provare a vivere fuori dal sistema… dentro il sistema.


7 marzo 2026

Ho bisogno...


"Ho bisogno 
di alleggerire le spalle.
Perché è da troppo tempo 
che sono cariche di pesi 
che non ho voluto 
e non ho chiesto.
E poi sotto ci sono le mie ali. 
Ci sono io, 
che ho bisogno di volare."

Alda Merini


6 marzo 2026

Le mie orchidee fiorite

Sono le mie piccole piantine di orchidee, nelle varietà più comuni. Non sono tra le più rare e più belle ma per me sono preziose e importanti.
Essere rifiorite, dopo mesi a riposo, sono un regalo grande. Acqua, luce... e tanto, tanto amore durante l'attesa.





3 marzo 2026

L’amore veniva di rado e a fatica

"L’amore veniva di rado e a fatica. Quando veniva, di solito, era per le ragioni sbagliate. Ci si stancava semplicemente di trattenere l’amore e lo si lasciava andare perché aveva bisogno di andare da qualche parte. Era allora, di solito, che cominciavano i guai."

Charles Bukowski




2 marzo 2026

Festival di Sanremo 2026

Si è concluso anche quest’anno il Festival di Sanremo, appuntamento immancabile del panorama culturale e televisivo italiano. Prima, durante e dopo la manifestazione, il dibattito si è acceso puntualmente tra entusiasmi, critiche e inevitabili confronti attorno alla nostra "Lauretta", simbolo ormai consolidato della tradizione musicale nazionale.

Abbiamo ascoltato brani destinati forse a lasciare poche tracce, attraversato momenti televisivi dilatati, alternando sbadigli e rari slanci di entusiasmo. Non sono mancate le discussioni sugli outfit, sul predominio del nero, quasi specchio inconsapevole di un clima generale che sembra aver smarrito leggerezza e colore.

Eppure la sensazione dominante resta quella di un'edizione complessivamente sottotono. Le aspettative, ogni anno altissime, finiscono inevitabilmente per scontrarsi con una realtà più ordinaria. Anche la proclamazione del vincitore assume un valore relativo: raramente coincide con il sentimento collettivo e, col tempo, perde centralità rispetto al racconto mediatico che circonda l’evento.

Viene allora spontaneo interrogarsi: è il Festival ad apparire oggi prevedibile, prigioniero della propria storia, oppure siamo noi spettatori a guardarlo con uno sguardo diverso, più disincantato? Forse il giudizio severo non nasce tanto dallo spettacolo in sé, quanto da una stanchezza diffusa, da un’inquietudine che attraversa il nostro tempo.

Il contrasto tra mondi opposti, lusso e intrattenimento da un lato, conflitti e sofferenze dall’altro, entra quotidianamente nelle nostre case attraverso i social media, modificando la percezione stessa degli eventi leggeri. In questo contesto, anche un rituale popolare come Sanremo finisce per riflettere un disagio più ampio.

Forse il punto non è stabilire se il Festival sia cambiato o meno, ma riconoscere che è cambiato il nostro modo di guardarlo. E che, oggi più che mai, il bisogno di serenità e significato sembra richiedere qualcosa che vada oltre lo spettacolo.

1951
Prima edizione del Festival


27 febbraio 2026

A questo mondo


 E va da sé
un pensiero
a questo mondo
bistrattato
e soffocato.
A questo mondo
che grida aiuto
all'umanità
che appare sorda
egocentrica
e indifferente.
Questo mondo
prezioso dono
purtroppo
per un'umanità
ingrata.

🌍


24 febbraio 2026

È il momento in cui comprendiamo...


Una delle ferite emotive più sottili nasce quando proiettiamo sugli altri il nostro stesso modo di amare, di pensare, di sentire. È una dolce illusione ma ingannevole.
Credere che gli altri ci restituiranno ciò che noi saremmo pronti a dare, che reagiranno come reagiremmo noi, che avranno i nostri stessi gesti, la nostra stessa cura, la nostra stessa profondità.

Non sono gli altri a tradirci ma la nostra immagine idealizzata di loro che si sgretola sotto il peso della realtà.
Ci delude ciò che noi stessi avevamo inconsciamente costruito, non ciò che l’altro ha scelto di essere.
Attribuiamo agli altri le nostre stesse virtù, aspettandoci coerenza, empatia, sensibilità, come se l’altro fosse un riflesso del nostro stesso specchio interiore.

E quando quel riflesso si spezza, ci sentiamo abbandonati, fraintesi, feriti.
Ma in verità, ciò che si rompe non è il legame, ma l’illusione che l’aveva avvolto.
La delusione, allora, non è un torto subito ma il disvelarsi di ciò che non è mai stato.
È il risveglio da un sogno che ci eravamo raccontati.

È il momento in cui comprendiamo che amare davvero non significa aspettarsi che l’altro sia come noi, ma accettarlo per ciò che è, nella sua diversità, nella sua imperfezione, nei suoi limiti.
È imparare a vedere l’altro nella sua verità, oltre le nostre proiezioni.
Solo allora possiamo liberarci dal peso delle aspettative e vedere le persone per ciò che sono, non per ciò che avremmo voluto che fossero.

Liberati Giuseppina
Psicologo

23 febbraio 2026

Era là

"Era là senza foglie 
né corteccia 
ma era felice:
custodiva un nido."

Angelo Branduarti



21 febbraio 2026

Se il bambino...


▫️Se il bambino vive nella critica
impara a condannare.

▫️Se vive nell’ostilità
impara ad aggredire.

▫️Se vive nell’ironia
impara la timidezza.

▫️Se vive nella vergogna,
impara a sentirsi colpevole.

▫️Se vive nella tolleranza,
impara ad essere paziente.

▫️Se vive nell’incoraggiamento,
impara la fiducia.

▫️Se vive nella lealtà
impara la giustizia.

▫️Se vive nella disponibilità
impara ad avere fede.

▫️Se vive nell’approvazione
impara ad accettarsi.

▫️Se vive nell’accettazione e nell’amicizia,
impara a trovare l’amore nel mondo.

Dorothy Law Nolte


18 febbraio 2026

Nulla è in regalo


Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.
La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.

Wisława Szymborska


14 febbraio 2026

Io voglio lui


Quando sono triste, è con lui che voglio stare.
Quando l’ansia mi stringe il petto, è la sua voce che mi riporta alla calma.
Quando mi ammalo, si prende cura di me come nessun altro saprebbe fare.

Quando succede qualcosa di bello, è lui il primo a saperlo.
E quando ho pettegolezzi da raccontare… sì, è sempre lui il primo a sentirli!

È il mio migliore amico.
Il mio rifugio. La mia casa.
Il mio sorriso nei giorni duri, il mio complice in quelli sereni.
Con lui condivido tutto: pensieri, sogni, paure, progetti.

E se sei una di quelle donne che passa il tempo a sminuire l’uomo che la ama…
Ti dirò la verità: non ti capirò mai.

Perché io non voglio "un uomo" al mio fianco.
Io voglio LUI.

Con le sue manie, i suoi silenzi, la sua forza silenziosa.
Con il modo in cui mi guarda quando penso di non valere nulla,
e mi ricorda chi sono, senza dire una parola.

Avere accanto un uomo che ama davvero,
che protegge senza soffocare,
che ascolta senza giudicare,
che resta, sempre…
è un dono che non si maltratta, non si ignora, non si dà per scontato.

Io non ho solo un marito.
Ho l’amore della mia vita.
E di questo, sarò grata ogni giorno.

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