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29 ottobre 2026

Via Crucis Gaza – restiamo umani


Ad Assisi, presso la Galleria dei Vescovi del Santuario della Spogliazione (Antica Porta del Vescovado), è in corso, dal 22 ottobre al 29 novembre 2026, la mostra "Via Crucis Gaza – Restiamo umani.
Un'esposizione dedicata alla sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra a Gaza e al valore inviolabile della dignità umana. Un percorso che invita a guardare, a fermarsi, a non distogliere lo sguardo da ciò che troppo spesso rischia di diventare soltanto una notizia tra tante.


La condizione di chi viene privato di tutto dalla violenza del conflitto si intreccia, in questa mostra, con il gesto dello spogliamento di San Francesco: quel momento in cui Francesco rinuncia ai beni paterni e alla vita che aveva conosciuto, scegliendo liberamente di consacrarsi a Dio e alla povertà evangelica. 
Eppure, tra questi due spogliamenti esiste una differenza sostanziale, profonda, impossibile da ignorare. Francesco sceglie di spogliarsi. La popolazione di Gaza viene spogliata di tutto.

La rinuncia di Francesco nasce da una scelta d'amore, da una fede che lo conduce verso una libertà interiore. Quella delle persone travolte dalla guerra, invece, è una privazione imposta: case distrutte, affetti perduti, famiglie spezzate, infanzie negate, vite sospese tra la paura e l'incertezza. È la perdita di ciò che permette a un essere umano di sentirsi al sicuro, di riconoscersi in un luogo, di immaginare un domani.


Non è povertà scelta, non è un cammino spirituale, non è una rinuncia volontaria. È la violenza che sottrae, che ferisce, che distrugge. È l'esistenza stessa a essere messa in pericolo.
A Gaza, come in ogni luogo devastato dalla guerra, ci sono persone che piangono i propri morti, madri e padri che temono per i figli, bambini ai quali vengono sottratti il gioco, la serenità e il diritto di crescere. Ci sono esseri umani costretti a conoscere troppo presto il rumore delle bombe, la fame, la fuga e la paura. E ci sono dolori che nessuna immagine può raccontare fino in fondo.


Ma la guerra non comincia e non finisce a Gaza. Gaza è oggi una ferita che ci obbliga a guardare anche tutte le altre ferite del mondo. Perché ogni guerra, ovunque si combatta, porta con sé la stessa disumanità: trasforma le case in macerie, il futuro in incertezza, le persone in numeri, la morte in una statistica. E, lentamente, rischia di abituarci all'inaccettabile.
Quando la sofferenza degli altri smette di scuoterci, è la nostra stessa umanità a essere in pericolo.


Come può l'uomo, capace di parlare d'amore, di fraternità e di pace, arrivare a distruggere il proprio simile? Come può dimenticare che dietro ogni volto c'è una storia, dietro ogni vita ci sono legami, speranze, desideri, e che nessuna appartenenza, nessuna frontiera, nessuna ragione politica può cancellare il valore di una persona?
Sono gli stessi uomini che Gesù chiamava fratelli. Uomini e donne che condividono la medesima fragilità, lo stesso bisogno di essere amati, protetti, riconosciuti. Eppure, ancora oggi, altri esseri umani diventano nemici da combattere, corpi da sacrficare, vite considerate meno importanti di altre.


È forse questa la più dolorosa contraddizione della nostra specie: sapere pronunciare la parola fratellanza e continuare a costruire divisioni; invocare Dio e dimenticare l'uomo; parlare di civiltà mentre si distrugge ciò che rende possibile la vita.
La Via Crucis richiama alla mente un uomo innocente condannato alla sofferenza, un corpo ferito, una vita consegnata alla violenza. Davanti al dolore dei civili di Gaza e di tutti coloro che subiscono la guerra, questa immagine assume una forza che va oltre ogni appartenenza religiosa. Ci ricorda che la sofferenza umana non dovrebbe mai lasciarci indifferenti e che nessuna vita può essere considerata sacrificabile.


Forse, allora, "Restiamo umani" non è soltanto il titolo di una mostra. È un appello rivolto a ciascuno di noi. Un invito a non abituarci alle immagini della distruzione, a non considerare inevitabile la morte degli innocenti, a non lasciare che il dolore altrui diventi lontano, estraneo, normale.
Restare umani significa riconoscere nell'altro un fratello, anche quando è diverso da noi. Significa non confondere la giustizia con la vendetta, la forza con la sopraffazione, la sicurezza con la distruzione indiscriminata. Significa difendere la dignità di ogni essere umano e pretendere che la vita dei civili sia protetta, sempre.

Ad Assisi, città di Francesco, questo richiamo acquista un significato particolare. Qui, dove la povertà è stata trasformata in scelta di libertà e di amore, siamo chiamati a interrogarci su quella povertà che nasce invece dalla violenza e dall'ingiustizia. E a riconoscere che non c'è nulla di evangelico, di umano o di giusto nella sofferenza inflitta a chi non ha scelto di soffrire.


Davanti a tanta distruzione, le parole possono sembrare insufficienti. Ma il silenzio, quando diventa indifferenza, lo è ancora di più.
Che nessuna guerra ci rubi la capacità di provare dolore per gli altri. Che nessuna bandiera ci faccia dimenticare un volto. Che nessuna ideologia ci convinca che alcune vite valgano meno di altre.
Perché la pace non è una debolezza, né un'utopia da evocare nelle occasioni solenni. È una responsabilità quotidiana, una scelta politica e morale, un dovere verso le generazioni che verranno. 


E forse il senso più profondo di questa mostra è proprio qui: ricordarci che, prima di essere nemici, siamo esseri umani. E che, se vogliamo ancora chiamarci fratelli, dobbiamo imparare a non spogliarci gli uni gli altri della dignità, della speranza e del diritto di vivere.


27 ottobre 2026

Notte degli Spiriti Animali


Il 27 ottobre in Messico 
si celebra 
la Noche de los Espíritus Animales 
(Notte degli Spiriti Animali). 
È un’antica e suggestiva tradizione 
secondo cui 
il Ponte dell’Arcobaleno
si apre per permettere 
ai nostri cuccioli di tornare 
a far visita a chi li ha amati. 
🌈
E noi vogliamo crederci.

I ricordi, l’amore 
e quell’eterno filo che ci lega a loro 
rendono questa notte speciale, 
un momento fatto 
di sogni e magia. 
Una notte che pulsa d’amore 
per i nostri piccoli amici 
che tornano a salutarci.

🐾🐶🧡🐱 🐾


25 ottobre 2026

Dio è là e noi siamo qua


Hai presente quella sensazione di non farcela?
Quella sensazione di guardarti intorno e vedere una società governata da regole che sembrano scritte solo per opprimere, per schiacciarci. 
Guardi avanti, cerchi di scorgere il futuro, ma non vedi nulla di roseo. Solo nebbia e incertezza.
Quando provi a parlarne, la risposta è quasi sempre la stessa: "Devi avere fede", oppure "Ti sei solo allontanato da Dio".

Ma mentre te lo dicono, senti che quelle parole non toccano la tua realtà. Perché la verità che senti dentro è molto più cruda, ma maledettamente reale: Dio è là, e noi siamo qua.
Siamo qua, a terra, a fare i conti ogni giorno con la fatica di respirare in un mondo che non ti aspetta, che non ti aiuta, che spesso ti ignora. La fede astratta non cancella le regole ingiuste, né guarisce l'ansia per il domani.

E allora ci si ferma un attimo. Si resettono i problemi, le angosce, le paure, la propria vita con gli alti e bassi, pronti  a procedere con una mente più fresca, libera e fiduciosa.
Si ricomincia con la speranza che quel Dio lassù ci dia risposte e sostegno alle inquietudini più profonde del cuore.
Che scenda e, tenendoci per mano, ci accompagni in questa strada tortuosa che è la vita.


23 ottobre 2026

Una leggera piuma bianca

Nella confezione di cartone
ho trovato una leggera piuma bianca 
attaccata a un uovo.


Dal profondo del cuore nascono le parole più vere, quelle che non hanno bisogno di essere perfette, perché sono sincere.
La vita ci cambia, ci mette alla prova, qualche volta ci toglie il sorriso. Ma finché sappiamo emozionarci per una piccola piuma bianca, per un abbraccio, per una parola gentile, significa che dentro di noi c'è ancora luce.
E quella luce, anche nei giorni più difficili, merita di essere custodita.


21 ottobre 2026

Porto turistico di San Benedetto del Tronto


"Era un piccolo porto, 
era una porta 
aperta ai sogni."

Umberto Saba

... è ❣️


19 ottobre 2026

Lo sguardo


"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. 
La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico.
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti...
C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata...
E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori."

Milan Kundera 

dal romanzo 
L'insostenibile leggerezza dell'essere 
 1984


17 ottobre 2026

Trai il meglio


"Non aspettare
di avere tutto 
per goderti la vita, 
hai già la vita 
per godere di tutto.

Trai il meglio 
da questa giornata. 
Ama, leggi, impara, 
gioca, ridi, sogna 
ma soprattutto 
ricordati di essere felice."

Dal web


15 ottobre 2026

Ma lo vedete come ci siamo ridotti?


Ma lo vedete come ci siamo ridotti? Accendere il cervello è diventato un optional e la colpa è anche della televisione. 

Prendete una trasmissione come Belve. 
Parlare dei fatti propri in una trasmissione è da poveracci. A Belve riducono la vita di Giuseppe Verdi a quando ha lasciato la moglie: sì, è vero, ha lasciato la moglie. E quindi? Cosa toglie al sublime dell'Aida? Questa è una televisione ANIMALESCA, infatti si chiamano "Belve". Non c'è nulla di umano. E gli adolescenti lo vedono che noi siamo spietati.

La TV una volta formava e informava. Oggi deforma. 

Intere generazioni hanno imparato a leggere grazie a trasmissioni pubbliche. Magari non sapevi nulla di lirica o di letteratura, ma quell'oretta ti permetteva di aprire il cervello. Adesso invece ci sono solo reality e gente che cucina: la Tv insegna a non pensare a niente. La vera rivoluzione, oggi, è spegnere la TV e riaccendere il cervello. E imparare a cambiare canale.

Paolo Crepet 


12 ottobre 2026

Commenti negativi sui social


I commenti negativi sui social 
dicono molto più di chi li scrive 
che di chi li riceve.

Una persona serena non sente il bisogno di lasciare commenti aggressivi sotto i post degli altri.
Chi ha un buon livello di autostima ed è in pace con se stesso non sperimenta il bisogno di sminuire gli altri,  di essere arrogante o volgare per sentirsi superiore o per compensare i propri vuoti.

Se si è soliti offendere, umiliare, attaccare, provocare... non può che essere uno sfogo del proprio malessere 
Spesso un attacco gratuito, un insulto o una critica feroce riflettono le insicurezze, le frustrazioni o il malessere interiore di chi preme "invio", piuttosto che un'analisi reale del contenuto pubblicato.

Esiste una differenza netta tra una critica costruttiva a un'idea, a un prodotto... e un giudizio personale o offensivo (come gli attacchi all'aspetto fisico).


10 ottobre 2026

È solitudine sana


Ho la sensazione che è impagabile
non dover condividere lo spazio
con qualcuno. Almeno per un po'.
Trovare uno spazio 
per ricaricare le energie mentali, 
elaborare le proprie emozioni, 
ritrovare il contatto con se stessi 
senza le pressioni del giudizio altrui...
È "solitudine sana".
È "isolamento difensivo".
Silenzio e libertà.
Almeno per un po'.
Non è mancanza di amore 
verso gli altri.
È dare la priorità a se stessi. 
È prendersi cura di sé
per poi dare amore a chi ci circonda. 
Anzi, per poterne donare di più!



7 ottobre 2026

La fanciulla mi assorbiva totalmente

"Ritratto di una giovane ragazza"
Albert Lynch
olio su tela - 35,5 x 28 cm.

✨️🔹️✨️
La fanciulla mi assorbiva totalmente, senza però che io mi unissi alla conversazione generale. La sentivo vivere e muoversi come racchiusa in una musica soave, e il delicato, profondo fascino del suo essere mi circondava denso, dolce e forte come il profumo di un fiore. Per quanto benefico ciò mi fosse, potei sentire senz'ombra di dubbio che la vista di lei non poteva quietarmi e saziarmi e che il dolore, se di nuovo fossi stato separato da lei, sarebbe diventato assai più tormentoso. Nella delicata persona di lei sembravano guardarmi la mia sorte e la fiorente primavera della mia vita, che dovevo afferrare e tenere, perché non sarebbero più tornate. Non era un desiderio fisico di baci e di una notte d'amore... era piuttosto una lieta fiducia che in quella cara figura il mio destino volesse incontrarmi, e che l'anima di lei mi fosse affina e amica, e che la mia felicità dovesse anche essere la sua.

Hermann Hesse

3 ottobre 2026

La gente


"La gente 
è il più grande spettacolo
del mondo. 
E non si paga il biglietto."

Quanta verità 
in questa citazione 
di Charles Bukowski.

Una verità resa ancora più evidente oggi dai social, dove troviamo di tutto e di più: menage familiare, fatti privati, dettagli intimi, sfoghi personali, segreti altrui…
Una giungla di post che faremmo volentieri a meno di leggere, ma che ci appaiono davanti agli occhi nostro malgrado.

La cosa che più mi fa sorridere, e a volte irritare, sono i commenti.
Capisci che la mente umana non va tutta nella stessa direzione, ma la superbia, la strafottenza e, spesso, la cattiveria proprio non le tollero.

E poi c’è una cosa che mi colpisce: spesso, più è povero il contenuto di ciò che si scrive, più è pungente il commento. Come se la mancanza di conoscenza venisse compensata dalla presunzione di avere sempre qualcosa da dire.