Ogni generazione nel corso dei secoli, ha dovuto affrontare prove difficili: povertà, malattie, guerre, ingiustizie e sofferenze di ogni genere. Eppure, grazie alla fede, alla forza della famiglia, al senso di comunità e al rispetto per la vita, si trovava il coraggio di andare avanti anche nei momenti più bui.
Oggi il crescente disagio di tanti giovani e le notizie di vite spezzate troppo presto ci interrogano profondamente. Non possiamo restare indifferenti davanti a una sofferenza così grande.
Viviamo in una società che spesso esalta l'apparenza più dell'essere, il successo più dei valori, il "tutto e subito" più della pazienza e dell'impegno. I social possono diventare strumenti di confronto continuo, il bullismo continua a fare vittime silenziose e molti ragazzi si sentono soli pur essendo sempre connessi.
Forse stiamo perdendo qualcosa di importante: la capacità di ascoltare, di educare al valore della vita, di trasmettere speranza, responsabilità e fiducia nel futuro.
È una tristezza immensa vedere giovani che non riescono più a intravedere una strada davanti a sé. E allora la domanda che dovremmo porci, senza cercare colpevoli ma con onestà, è una sola: dove stiamo sbagliando davvero?





























